***SOS Impresa in Commissione Antimafia. Busà: “Serve una rivoluzione copernicana”

“Serve una rivoluzione copernicana”. È stato questo il senso dell’intervento di Lino Busà, Presidente di Sos Impresa, nell’audizione in Commissione parlamentare antimafia.

Martedì 4 maggio una delegazione della Direzione Nazionale di Sos Impresa composta, dal Presidente, Lino Busà, dal responsabile della rete legale, l’Avv. Fausto M. Amato, e dal coordinatore nazionale, Luigi Cuomo, è stata ascoltata dalla Commissione Parlamentare Antimafia e dal Presidente, il Sen. Beppe Pisanu.
Tre sostanzialmente i temi affrontati: la gestione delle aziende confiscate alle mafie, l’estorsione e l’usura. Ed è proprio su quest’ultimo devastante fenomeno che si è concentrata l’attenzione della Commissione.
Busà ha, infatti, denunciato i limiti dell’attuale legge antiusura, la 108/96, una buona legge, nata per difendere le vittime di questo odioso reato, ma che nel corso del tempo ha subito una sorta di logoramento, tanto da divenire inefficace, quando non del tutto inapplicabile, a causa di una burocrazia farraginosa. “Serve un drastico cambio di rotta maggiore collaborazione tra le istituzioni e, soprattutto, riprendere le fila di un dialogo tra l’associazionismo antiusura e antiracket per portare avanti quel progetto di riforma che, da mesi, è fermo in commissione giustizia. Una ‘rivoluzione copernicana’ – ha aggiunto - nell'approccio alle politiche contro la criminalità organizzata, portando al centro dell'azione dello schieramento antimafia la ‘Convenienza della denuncia’. Le esortazioni etiche e moralistiche non bastano più, dobbiamo incentivare le denunce, prevedendo ‘forme premiali e compensative’ per coloro che si espongono. Solo in questo modo si determinerà una ‘rottura’ significativa, tra impresa e mafia”
A dimostrazione della gravità del momento è stato lo stesso Avv. Fausto Amato a citare una serie di casi concreti, persone che si sono trovate ad essere due volte vittime: dello strozzino e dello Stato, assente, lontano, incapace di comprendere le più elementari esigenze di chi ha il coraggio di denunciare.
Per Sos Impresa, sia l’usura, sia il racket delle estorsioni, rappresentano, oggi più di ieri, un peso sempre più insopportabile per le imprese e per la stessa economia legale, e non solo del Mezzogiorno. I dati che registrano Sos Impresa, con ambulatori e sportelli d’aiuto presenti su tutto il territorio, sono di un’accentuazione della pressione usuraia, aggravata dalla crisi economica, mentre il fenomeno estorsivo sta cambiando pelle, è meglio camuffato, ma continua a colpire duramente. “Le mafie si sono fatte impresa e agiscono attraverso l’imposizione di merce, quasi sempre scadente, quando non nociva, di servizi, di manodopera. Danneggiando l’imprenditoria pulita e l’intera collettività”.
A questo bisogna aggiungere, per l’appunto, l’usura, che conferma essere un fenomeno sociale diffuso. Un elemento corruttivo del mercato e delle relazioni economiche, che coinvolge un universo che va ben oltre la piccola impresa marginale e le famiglie povere.
Le organizzazioni criminali, inoltre, sempre attente all’evolversi della situazione economica e al mondo dell’impresa, dopo un’iniziale riluttanza, hanno compreso che il mercato dell’usura è una grande occasione di riciclaggio e di crescita dei patrimoni. Possiedono quella disponibilità economica che i “cravattai di quartiere” di un tempo non possono più permettersi e si propongono non solo di finanziare l’impresa, ma, soprattutto, di accompagnarla in compartecipazione nei progetti di ristrutturazione e di riconversione obbligati dalla crisi anche con l'obiettivo di impossessarsene.
“Non è più quindi, come per il pizzo una tipica attività impositiva, - ha dichiarato Lino Busà - ma rappresenta la capacità di inserirsi, con l’afflusso di notevoli capitali, nell’economia reale e ben al di là dei tradizionali bacini di azione nel Sud Italia”.
Per Sos Impresa è quindi necessario aprire una nuova stagione riformatrice, a partire dalle norme contenute nel Pacchetto Sicurezza e agli impegni assunti nel Consiglio dei Ministri di Reggio Calabria sulla lotta alla criminalità organizzata.
Il racket delle estorsioni e l'usura, il cuore delle tasse mafiose, non esauriscono, però, le criticità nel campo delle concrete politiche contro la criminalità organizzata. Altro tema dolente è quello delle imprese sequestrate/confiscate alle mafie. Imprese a volte importanti che, quando sono avviate all’amministrazione controllata, falliscono, provocando un immiserimento economico del territorio, nuova disoccupazione, un danno sociale e d'immagine impressionante.
E’ evidente che questo rappresenta un segnale controproducente nella lotta alla mafia e nel ripristino della legalità. Sarebbe importante, invece, invertire drasticamente questa tendenza, approntando questa tematica, non solo in termini conservativi-giudiziari, come avviene per i beni immobili, ma cominciando con il pensare a gestioni imprenditoriali coinvolgendo nella gestione soggetti pubblici e privati.
A questo riguardo Sos Impresa si fa promotrice di un Consorzio nazionale per la gestione delle imprese confiscate, costituito da imprenditori che nel corso della loro esperienza lavorativa si sono distinti per capacità imprenditoriale e per essersi opposti al ricatto mafioso. (Bi.Lar. 5 maggio 2010)