
Mariangela Campanone Camminavano con i caschi in testa e le pistola cariche, pronte a sparare. Grenga e Pradissitto sono stati bloccati e disarmati mentre erano in via Gian Battista Grassi. A cinquanta metri di distanza avevano appena parcheggiato il motorino e sulla persona da cui si stavano dirigendo la Polizia ovviamente mantiene strettissimo riserbo. «Con quest'arresto abbiamo evitato un'altra grave parentesi», ha commentato il capo della squadra mobile Cristiano Tatarelli, sottolineando una probabile linea di congiunzione tra l'episodio di sabato e la mattanza che ha segnato gli scorsi mesi. La cattura in flagranza di reato di Simone Grenga, 24 anni, e Andrea Pradissitto, di 20, entrambi di Latina, rientra comunque nell'estenuante attività d'indagine che la Polizia sta mettendo in atto per chiudere il cerchio attorno agli omicidi di Massimiliano Moro e Fabio Buonamano e al ferimento di Carmine Ciarelli. A quest'ultimo sono infatti legati Grenga e Pradissitto, che convivono con le nipoti della vittima dell'agguato di via Pantanaccio. Proprio mentre lavoravano sui fatti di sangue di gennaio, gli agenti della III sezione della Mobile sono riusciti a bloccare i due giovani intorno alle nove di sabato sera, all'altezza del quartiere popolare Nicolosi. «Potevano essere pronti per sparare ed eliminare qualcuno o magari minacciarlo - ha proseguito il vicequestore Tatarelli - sempre nell'ambito degli atti criminali di gennaio». Con in mano una pistola Glock calibro 40, probabilmente di origine estera, Simone Grenga, alla vista degli agenti ha tentato di disfarsene buttandola a terra, mentre Pradissitto nella cintura aveva una calibro nove parabellum, pericolosa arma da guerra, con matricola abrasa. Entrambe cariche, pronte appunto a sparare. A casa del più giovane, nel corso dell'immediata perquisizione, i poliziotti hanno scoperto nella camera da letto una sorta di vano costruito sotto il comodino, con all'interno una calibro 7,65 rubata a dicembre nella capitale e una Revolver calibro 38 special rubata a Nepi nel 2004, entrambe munite di caricatore e proiettili. A casa di Simone Grenga invece i controlli hanno dato esito negativo. Concluse le verifiche e informato il sostituto procuratore di turno, Maria Eleonora Tortora, i due giovani sono stati portati nel carcere di via Aspromonte. Per Grenga e Pradissitto le accuse sono quelle di detenzione e porto di arma da guerra e da sparo. Ora un altro filone di accertamenti si aggiunge ai numerosi che da più di un mese impegnano i tecnici della Polizia: quelle armi, infatti, potrebbero aver già sparato e sarà utile comprendere in che tipo di contesto criminale. Nello stesso tempo si cercherà anche di capire la provenienza delle armi sequestrate nella fase dell'arresto. Entrambi con precedenti penali, i due verranno interrogati dal giudice Nicola Iansiti domani mattina. Ad ottobre dello scorso anno Simone Grenga era stato sottoposto al regime di sorveglianza speciale per due anni, con l'obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. Il giudice aveva dichiarato la pericolosità del giovane non solo per i suoi trascorsi nell'ambito delle «baby gang» ma anche per i reati di usura ed estorsione. Andrea Pradissitto, invece, era stato tratto in arresto sempre dagli uomini della Mobile a novembre del 2008, insieme a Renato Pugliese, Paolo Peruzzi e Manuel Agresti. In quel caso le accuse erano di tentata estorsione, rapina aggravata e porto abusivo di arma.
09/03/2010