Anche in questa XIII edizione del Rapporto di Sos Impresa, Le mani della criminalità sulle imprese, possiamo affermare che la Mafia Spa si conferma come il più grande agente economico del Paese. Una grande holding company articolata su un network criminale, fortemente intrecciato con la società, l’economia, la politica, in grado di muovere un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro con un utile che supera i 100 miliardi di euro al netto degli investimenti e degli accantonamenti, e 65 miliardi di euro di liquidità. Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell’impresa, sfiora i cento miliardi di euro, pari a circa il 7% del PIL nazionale. Una massa enorme di denaro, quindi, che passa quotidianamente dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi. Di fatto, le imprese subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 all’ora, quasi un reato ogni minuto.
Le mani della criminalità sulle imprese è edito da Aliberti ed è in vendita presso tutte le librerie. Eventuali prenotazioni e richieste possono essere inviate ad Aliberti editore, via Meuccio Ruini, 74 - 42124 Reggio Emilia
E’ una mafia camaleontica quella fotografata da Sos Impresa e Confesercenti nel XIII rapporto sulla criminalità. “La mafia- spiega Lino Busà presidente di Sos Impresa- ha imparato a mimetizzarsi. Alcune volte, infatti, diventa violenta, in altri casi s’insinua nell’economia fino a modificarne i meccanismi leciti e naturali. La vicenda di Roma rappresenta un esempio d’infiltrazione violenta, mentre nelle altre città, a maggiore ragione in quelle a forte radicamento, attualmente il livello di scontro della criminalità si è fortemente ridimensionato. Dalla parte opposta, invece, assistiamo ad un fenomeno di infiltrazione nell’economia legale. Un sistema che, di per sé, non è violento ma produce un meccanismo di inquinamento dell’economia di mercato. Basti pensare che nel solo settore della distribuzione e dell’agroindustria il sistema di monopolio, determinato dalle organizzazioni mafiose, produce un aumento del trenta per cento in più sul prezzo del prodotto finale. Una sorta di spread mafioso. Tale processo di infiltrazione e inquinamento colpisce anche il mondo dei professionisti, permettendo una più incisiva penetrazione della criminalità nell’economia legale. Un fenomeno che diventa sempre più complesso e che produce ben sessantacinque miliardi di euro di liquidità. Una cifra enorme in grado di inquinare anche le economie più solide”
Lunedì 6 febbraio alle ore 11,3 (rinviata a data da destinarsi, causa maltempo)
c/o Confesercenti Piazza Bernini 7 - Ravenna
Intervengono:
Roberto Manzoni, Presidente Regionale Confesercenti
Lino Busà, Presidente Nazionale di SOS Impresa Confesercenti
Bianca La Rocca, curatrice del Focus sull’Emilia Romagna
Sono stati invitati: Dott. Vasco Errani, Presidente della Regione Emilia Romagna, Dott. Bruno Corda, Prefetto di Ravenna, Dott. Roberto Mescolini, Procuratore Capo della Repubblica di Ravenna, Dott. Claudio Casadio, Presidente della Provincia di Ravenna
Venerdì 17 febbraio 2012 ore 10.00 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Corso Vittorio Emanuele, 292 - 80135 Napoli Sala Villani
intervengono: LINO BUSÀ Presidente nazionale di Sos Impresa SILVIO LUGNANO Professore ordinario di Criminologia all'Università degli Studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa” GIUSEPPE NARDUCCI Assessore alla Legalità del Comune di Napoli LUIGI CUOMO Portavoce dell’associazione antiracket “Pianura per la Legalità ed in memoria di Gigi e Paolo” ISAIA SALES Professore di storia della criminalità organizzata nel mezzogiorno FRANCO MALVANO Commissario regionale per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura della Regione Campania
CONCLUDE: LORENZO DIANA Presidente nazionale della Rete per la Legalità
PALERMO - “Continua a crescere il fenomeno dell’usura: dal 2008 al 2011, 190 mila imprese hanno chiuso i battenti per debiti o usura. Di queste, la maggior parte si concentra al Sud Italia. Anche i fallimenti crescono vorticosamente: +16,6% nel 2008 e +26,6% nel 2009″. È quanto rivelato, dal rapporto ‘Le mani della criminalità sulle imprese’, realizzato da Sos Impresa, Associazione aderente a Confesercenti".
Il Ministero dell’economia e delle finanze, con decreto del 20 dicembre 2011 (in G.U. n. 300 del 27 dicembre 2011), ha reso noti i tassi d’interesse effettivi globali medi (TEGM) rilevati dalla Banca d’Italia ai fini della determinazione degli interessi usurari, in vigore per il periodo 1° gennaio – 31 marzo 2012.
Martedì 31 Gennaio 2012, ore 18.00 Palazzo Valentini (Sala Di Liegro), Via IV Novembre 119/A - Roma
Premio Tv per il giornalismo investigativo ROBERTO MORRIONE Presentazione dei progetti finalisti della prima edizione
Intervengono: Nicola ZINGARETTI, presidente della Provincia di Roma Albino LONGHI, presidente giuria Premio Roberto Morrione Ennio REMONDINO, Maurizio TORREALTA e Fabrizio FEO, tutor dei tre progetti finalisti Presenta: Marino SINIBALDI, direttore di RadioTre
Nel corso della serata sarà proiettato il video-omaggio “A Roberto Morrione” a cura di Piero BADALONI - La serata sarà trasmessa da RaiNews24
Fabio Fazio, conduttore di "Che tempo che fa", intervista il Ministro Annamaria Cancellieri e cita i dati del Rapporto di Sos Impresa Le mani della crimnalità sulle imprese
L'ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, è morto nella notte del 29 gennaio a Roma. Nato a Novara il 9 settembre 1918, Scalfaro è stato presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Scalfaro ha passato praticamente tutta la vita in politica. Lasciata la toga di magistrato, indossata per la prima volta nel 1943, nel '46 fu eletto all'Assemblea Costituente. Da lì ebbe inizio un cursus honorum (nel quale fu più volte sottosegretario e ministro) culminato con il raggiungimento nel 1992, subito dopo la strage di Capaci, in cui a Palermo vennero uccisi i giudici Falcone e Morvillo e gli agenti della scorta, della Presidenza della Repubblica. All'Assemblea Costituente Scalfaro venne eletto nelle liste Dc, partito nel quale militò sempre. Dall'83 all'87 fu ministro dell'Interno nei due governi Craxi. Venne eletto presidente della Camera nell'aprile 1992 e un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. Lasciato il Quirinale nel 1999, è stato nominato senatore di diritto a vita. I funerali hanno avuto luogo in forma privata il 30 gennaio 2012 alle ore 14.00 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere in Roma. "E' con profonda commozione - ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano -che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del paese, e l'amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato". "E' stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell'Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Si è identificato col Parlamento, cui ha dedicato con passione la più gran parte del suo impegno. Da uomo di governo, ha lasciato l'impronta più forte nella funzione da lui sentitissima di ministro dell'Interno. Da Presidente della Repubblica, ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello Stato democratico, ha espresso al livello più alto la tradizione dell'impegno politico dei cattolici italiani, svolgendo un ruolo peculiare nel partito della Democrazia Cristiana". "Mai dimenticando la sua giovanile scelta di magistrato, Oscar Luigi Scalfaro ha avuto sempre per supremo riferimento la legge, la Costituzione, le istituzioni repubblicane. In questa luce sarà ricordato e onorato- conclude - innanzitutto da quanti come me hanno potuto conoscere da vicino anche il calore e la schiettezza della sua umanità".
Sos Impresa e la Rete per la Legalità vogliono ricordarlo con il famoso discoro del 1993 e progono una commossa solidarietà all figlia Marianna, che gli è stata amorevolmente ed ininterrottamente vicina per tutta la vita.
Il discorso dell'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a reti unificate nel 1993.
Durante la cerimonia di inaugurazione, il presidente della Corte d'Appello: "Omicidi da Romanzo criminale". Crescono quelli contro il patrimonio, in particolare rapine ed estorsioni, e gli abusi sessuali sui minori. la mafia sempre più radicata nel Lazio. Il procuratore generale Ciampoli: "Non c'è una nuova banda della Magliana". Alemanno: "Lavorare insieme per difendere al città"
"Non può tacersi dei numerosi fatti di sangue verificatisi negli ultimi mesi a Roma e nell'hinterland romano (oltre trenta omicidi dall'inizio del 2011 e non pochi episodi di gambizzazione) che sembrano accendere i riflettori su una provincia da romanzo criminale. Molte aggressioni, per le modalità esecutive e per le caratteristiche soggettive delle vittime, risultano maturate a seguito di contrasti insorti tra gruppi rivali". A stilare il bilancio sulla criminalità nella capitale è stato il presidente della Corte d'Appello di Roma Giorgio Santacroce durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. "I delitti sono aumentati in alcuni circondari e diminuiti in altri. Nel circondario di Roma le nuove indagini su alcune vicende archiviate ha consentito di riesaminare almeno 90 casi di omicidio, avvenuti dal 1983 a oggi, utilizzando tecniche scientifiche più moderne, tra i quali l'uccisione di Simonetta Cesaroni commesso in uno stabile di via Poma (1983) quello della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto in una villa dell'Olgiata (1991) e un omicidio maturato negli ambienti della malavita romana legati alla cosiddetta Banda della Magliana (1983)", ha continuato Santacroce.
Racconta Giovanni Tizian che per ricostruire come e quanto la ‘ndrangheta abbia preso possesso di una regione virtuosa come l’Emilia-Romagna gli sia bastato seguire la “puzza”. Quella puzza che Giovanni si porta dentro da bambino, da quando in Calabria diedero fuoco alla fabbrica del nonno.
«La puzza è l’odore della distruzione dei sogni di una famiglia di realizzare qualcosa dove si è nati, è l’odore della diaspora», racconta adesso Giovanni che da bambino ha lasciato la Locride per trasferirsi a Modena. La madre, donna coraggiosa e forte, voleva un’altra vita per il figlio. Una vita lontana dalla terra che le aveva ammazzato il marito, Peppe, a soli 36 anni.
La seconda fase della campagna per difendere il cronista e militante dell'associazione daSud. Perché la solidarietà non basta e tutti possiamo fare delle buone pratiche antimafia nella nostra vita quotidiana. Un appello per le istituzioni, i liberi professionisti, i commercianti, i giornalisti, le associazioni, gli studenti e gli artisti. «Io mi chiamo Giovanni Tizian perché non sono né un eroe e né un simbolo. Faccio la mia parte, mentre altri vi hanno rinunciato da tempo. Sono e siamo la società civile: se non lo facciamo noi, chi deve farlo?» cercale su: www.iomichiamogiovannitizian.org montaggio: Alessandro Mastrantonio
ROMA - La criminalità organizzata non è più un problema da relegare al Sud. Per questo il giornalista Giovanni Tizian sta portando il suo libro "Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea" in giro per l’Italia. Ieri, il collaboratore della Gazzetta di Modena, Narcomafie e Liberainformazione, sotto scorta dal 22 dicembre, si è fermato a Roma. Un dibattito che in altri momenti sarebbe passato quasi inosservato. A renderlo estremamente attuale proprio nella capitale è l’impennata, registrata negli ultimi mesi, di episodi di violenza e di reati spia come usura, estorsioni, racket e operazioni finanziarie sospette.
La criminalità organizzata a Roma. Nella capitale i dati sono allarmanti: 6mila i commercianti che pagano il pizzo (dati Sos Impresa), 293 i beni confiscati fino a settembre 2010, 211 le licenze concesse alle attività di “compro oro” fino ad ottobre 2011, 2473 le operazioni finanziarie sospette (dati della Banca d’Italia relativi agli ultimi sei mesi), 35 gli omicidi in un anno senza contare le gambizzazioni e i quasi 30mila commercianti usurati (dati Sos Impresa). Ai dati si aggiungono i fatti riportati dalla cronaca recente. Il 24 gennaio scorso la Procura di Roma ha rinviato a giudizio 28 persone appartenenti ad una cosca collegata al clan della ‘ndrangheta Alvaro.
Matteo Scorza – 24 gennaio 2012 L’usura, con un fatturato di 40 miliardi di euro, è diventata l’attività economica più redditizia nel Paese. Secondo il rapporto annuale di Sos Impresa, dal 2008 il numero degli usurai è quasi raddoppiato, passando da poco meno di 25 mila a oltre 40mila, fagocitando circa 200 mila imprenditori che sono stati costretti al fallimento.
«Le banche – ha affermato Luigi Cuomo, coordinatore campano di Sos Impresa, l’associazione di Confesercenti – preferiscono acquistare Titoli di Stato invece di incentivare l’economia reale. Di fatto, non assolvendo a questa funzione, finiscono per svolgere un ruolo criminogeno». Il sistema bancario italiano concede sempre meno prestiti e a tassi sempre più alti: secondo la rivista economica AZ Franchising il 90% dei conti correnti bancari è viziato da usura e il 60 da anatocismo (l’interesse sull’interesse).
L'usura, in Italia, è un fenomeno in crescita. Il perché lo spiega il rapporto "L'Italia incravattata", curato da Lino Busà e Bianca La Rocca per Sos Impresa, (Ed Altreconomia), distribuito gratuitamente dall'Associazione nata all'inizio degli anni Novanta in seno a Confesercenti. Il titolo è "L’Italia incravattata. Diffusione territoriale ed evoluzione del fenomeno usuraio". Il rapporto, infatti, presenta dati che "dimostrano non solo la crescita del fenomeno, la presenza di organizzazioni usurarie, più o meno strutturate, nelle diverse realtà italiane, le provincie nelle quali l’usura rappresenta un rischio reale, ma anche la cosiddetta usura di mafia. Cifre e analisi che oggi ritrovate in queste pagine, proprio a dare prova la reale portata del fenomeno, dimostrando il divario fra ciò che appare e ciò che realmente è", come scrivono nell'introduzione i curatori Lino Busà, presidente di Sos Impresa, e Bianca La Rocca, responsabile ufficio stampa. L'Italia incravattata presenta un bilancio della legge 108/96 contro l'usura a quindici anni dalla sua approvazione, sulla sua concreta attuazione e su i suoi limiti. "E non può che essere un bilancio in chiaroscuro -scrivono Busà e La Rocca-. Certo nessuno si è mai illuso che la semplice approvazione di una legge potesse debellare un reato antico e radicato come l’usura, ma è evidente che la L. 108/96 ha mostrato la corda soprattutto, nei suoi contenuti e nelle attese più rilevanti: l’emersione del fenomeno, l’attività di prevenzione, l’aiuto alle vittime".
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