MARCO VENTURI, Presidente Confesercenti PIERO GRASSO, Procuratore Nazionale Antimafia NICOLA ZINGARETTI, Presidente della Provincia di Roma GIOSUÈ MARINO, Commissario Nazionale Antiracket e Antiusura ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario Ministero dell’Interno
POLLICA (SALERNO) - È stato crivellato da colpi di pistola, in un agguato in stile camorra, Angelo Vassallo, 57 anni, sindaco di Pollica, comune del Cilento. È avvenuto nella tarda serata di ieri. Vassallo è stato raggiunto dai colpi mentre era alla guida della sua auto, una Audi station vagon grigia, trovata con il freno a mano tirato, e rientrava a casa in una stradina dietro la sua abitazione, nella frazione di Acciaroli. A scoprire il corpo è stato il fratello del sindaco che, avvertito dalla cognata, preoccupata per il mancato ritorno a casa di Vassallo, era andato a cercarlo. Secondo le indagini condotte dal pm Alfredo Greco, Vassallo è stato raggiunto da nove colpi di pistola sparati dal finestrino verso di lui: un omicidio con "modalità brutte e pesanti, un'esecuzione cattiva con troppi colpi sparati per un omicidio", ha detto Greco, che aggiunge: "Negli ultimi tempi era preoccupato e mi teneva costantemente informato sugli sviluppi di alcune vicende. Era un uomo che si batteva contro l'illegalità ed era sempre in prima linea. Quando accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio, me lo segnalava". Un'uccisione feroce, fatta per colpire chi, forse, aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire: "Non hanno ucciso solo un uomo - ha aggiunto il sostituto procuratore di Vallo della Lucania-. Hanno ucciso una speranza per il Cilento. Era un simbolo di legalità. Chi lo ha ucciso ha voluto colpire chi si opponeva all'illegalità".
Partanna, la città di Rita Atria. Partanna teatro di faide mafiose. Partanna cittadina della Sicilia occidentale, la patria della mafia “dura e pura”, quella di Matteo Messina Denaro. Qui la notte del 29 ottobre del 2008 una macchina prende fuoco. Un uomo e una donna, guardano , dalla finestra, la loro auto in fiamme. Sono terrorizzati, abbracciati. Hanno chiamato i vigili ma devono arrivare da Mazara del Vallo e ci vorrà tempo. E allora l’uomo prende un sifone dell’acqua e prova a spegnere l’incendio dall’alto.
Torino - Festa Democratica - Oggi alle ore 17,00 sul palco della Sala Norberto Bobbio si parlerà di mafia con il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso e altri iillustri nterlocutori, Tra cui Lino Busà, Presidente di Sos Impresa. Il fenomeno, la sua storia e soprattutto le soluzioni per combatterlo.
“Ricordare Libero Grassi, per noi, non significa solo rievocare la storia e le parole di un uomo ucciso dalla mafia e diventato, malgrado non lo volesse, un eroe. Libero non appartiene solo alla storia, la sua testimonianza, la sua determinazione a essere un imprenditore “libero” ha valore ancora oggi e rimane un punto di riferimento essenziale per tutto il movimento antiracket, e per Sos Impresa, che “da lui”, “con lui” e sulla sua “lezione” è stata pensata, ed è nata.
È con queste parole che Lino Busà vuole ricordare, nel giorno del 19° anniversario dalla scomparsa, quell’imprenditore siciliano, straordinariamente colto, titolare della Sigma, un’azienda a conduzione familiare, con un centinaio di dipendenti e un giro di affari, agli inizi degli anni novanta, pari a sette miliardi di lire annui. Un’azienda sana, quindi, che produceva ricchezza e creava lavoro, ma con un unico grande difetto: Libero Grassi era un cittadino onesto e, come evocava lo stesso nome, un uomo libero. Nella lettera pubblicata il giorno dopo la sua uccisione, il 29 agosto 1991, dal Corriere della Sera, l’imprenditore siciliano ricostruisce il tentativo di estorsione operato dai clan mafiosi ai suoi danni e la denuncia alle Forze dell’Ordine, cui seguirà l’arresto di alcuni di essi. E’ un gesto importante in cui dimostra il coraggio, ed anche una certa ingenuità, di chi è certo di agire per la libertà ed ha fiducia nella giustizia. A differenza di tanti altri imprenditori che subivano in silenzio il ricatto mafioso, lui si era ribellato e aveva gridato forte la sua indignazione: “No! Non pago e non starò zitto come fanno tanti altri: io voglio parlare…” (Continua)
"Libero Grassi era ben consapevole dei rischi che correva e per ovviarli era favorevole ad una risposta collettiva delle associazioni di categoria". Giovanni Falcone, 15 settembre 1991
Il 3 settembre del 1982 Cosa Nostra eliminò uno dei suoi più temibili nemici, Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo e già generale dell’Arma dei Carabinieri. L’agguato in via Carini, nella serata palermitana, quando i killer non esitarono a colpire, oltre al generale e all’agente di scorta Domenico Russo, anche la moglie del prefetto, Emanuela Setti Carraro. Molti sostennero che anche l’eliminazione della giovane consorte non fu casuale: la mafia avrebbe temuto cioè la conoscenza di importanti segreti e quindi avrebbe eliminato un pericolo testimone. La mafia non era l’unico soggetto a temere i segreti a conoscenza del generale; tra gli episodi oscuri della sua scomparsa, resta da chiarire il trafugamento probabile di importanti documenti dalla sua residenza privata, testimoniata dal ritrovamento successivo della chiave della cassaforte, che mancava all’appello nell’immediatezza della tragedia. http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=12134
La recente inchiesta che ha visto coinvolto anche il direttore generale della Banca di Credito Cooperativo di Fornacette, ha riportato alla ribalta come il fenomeno dell'usura e del riciclaggio esistano anche nella nostra provincia. Potrebbe farci un quadro, dal suo punto di osservazione, del fenomeno dell'usura e delle sue caratteristiche nel territorio toscano e provinciale?
Le regioni del centro Italia, insieme a quelle del Nord, sono oggetto di una particolare attenzione criminale, in quanto economicamente più robuste rispetto a quelle del Mezzogiorno. È attraverso il reimpiego dei capitali illecitamente accumulati - il cosiddetto riciclaggio di denaro sporco - e l'esercizio dell'usura che le mafie tentano di penetrare in territori come quello della Toscana. Rispetto all'usura, un'attenzione particolare, come ha evidenziato una ricerca condotta per la Regione dall'Associazione Avviso Pubblico (Professor Ciconte) - la rete italiana degli enti locali antimafia - va posta all'usura esercitata da soggetti legati alla criminalità organizzata. Per un mafioso l'usura è finalizzata all'impossessamento di un'attività economico-imprenditoriale ed è qui che sta il pericolo maggiore ed è richiesta una vigilanza particolare. Infatti, più nell'economia si infiltrano soggetti disonesti, maggiori difficoltà saranno incontrate dagli imprenditori onesti che, alla fine, rischiano di soccombere.
E’ stata pubblicata sul sito del Ministero dell’Interno la Graduatoria finale della selezione delle professionalità per la realizzazione di due Progetti relativi all’Obiettivo Operativo 2.4: ‘Contrastare il racket e l’usura’
Esprimiamo forte solidarietà e rinnoviamo la nostra sincera stima al magistrato Marina Petruzzella, Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo, coinvolta ancora una volta come già da mesi in atti intimidatori di stampo mafioso delinquenziale (irruzioni in casa, e altro) che tentano di fermarne il serio impegno professionale svolto con competenza, continuità e indipendenza.
L'ordigno nella notte, in una zona centrale e particolarmente controllata: nessun ferito. Il magistrato era in casa con la moglie. Continua la strategia di intimidazione della 'ndrangheta di GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - Questa volta il segnale è stato chiarissimo. Non ci sono dubbi sul fatto che nel mirino ci sia il Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Stanotte, pochi minuti prima delle 2, una bomba è stata fatta esplodere davanti al portone del palazzo in cui vive il magistrato reggino. Un boato che ha divelto il portone d'ingresso, devastato l'atrio e procurato danni ad alcune abitazioni vicine. Solo danni materiali, per fortuna nessun ferito. Di Landro abita tra l'altro in pieno centro, a Parco Caserta, zona residenziale della città dello Stretto. Un dedalo di viuzze molto frequentate a tutte le ore, anche in agosto.
Sos Impresa Reggio Calabria e Sos Impresa Nazionale esprimono solidarietà e vicinanza al Procuratore Generale Di Landro e alle Istituzioni democratiche colpite per l’ennesima volta da un vile attentato di chiara matrice mafiosa. Non vi è dubbio che il livello di allerta nella nostra Città deve rimanere alto, anche in considerazione della cadenza “scientifica” con cui le intimidazioni si succedono. È una lotta, quella che ci contrappone alla ‘ndrangheta, e che non può essere giocata solo dai Magistrati e dalle Forze dell’Ordine, ma deve vedere parte attiva la Città di Reggio e l’intero Paese, e con ciò ci riferiamo alla Politica, agli Amministratori, agli Ordini professionali, alle Associazioni di Categoria, ai Sindacati, alla Scuola, al mondo dell’Associazionismo e alla Società civile tutta. La comunità d’intenti deve essere corale, scevra da distinguo, personalismi e primogeniture che non giovano alla causa.
Il Presidente Sos Impresa Reggio Calabria Rocco Raso
Il dato più sorprendente dell'ultima inchiesta della direzione distrettuale antimafia milanese è l'esistenza nell'hinterland di Milano e in Lombardia di un sistema diffuso di racket e usura ai danni delle imprese. Le indagini, effettuate d'intesa con la magistratura calabrese, sono state chiuse a metà luglio con oltre 300 arresti di affiliati alla 'ndrangheta. Per la prima volta è emerso nel cuore della parte più produttiva del paese un fenomeno criminale considerato finora caratteristica del Mezzogiorno.
Tra le Commissioni consiliari istituite di recente dal Consiglio regionale, manca la Commissione speciale Sicurezza e lotta alla criminalità, da me presieduta fino a pochi mesi, fa che ha prodotto un lavoro quasi sempre unitario divenuto importante punto di riferimento per l’intera comunità del Lazio. La Presidente Polverini si è resa conto che in questo settore è stato cancellato tutto quanto è stato fatto di buono dalle precedenti amministrazioni di centro destra e di centro sinistra? A parte le deleghe all’Assessore alla sicurezza a cui spero nella recente manovra di bilancio siano stati almeno confermati i fondi dello scorso anno, oltre alla mancata istituzione della Commissione consiliare, mancano le nomine degli esperti dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza, quelle relative alla Agenzia regionale sui beni confiscati alle mafie istituita con legge regionale approvata all’unanimità a settembre dell’anno scorso, nonché quelle dell’Osservatorio sui reati di natura ambientale.
L’avviso, (atteso) “epilogo” rispetto alla specifica norma che il Consiglio regionale ha adottato nell’ottobre del 2008, è destinato sia ai fondi speciale antiusura dei cosiddetti “confidi”, che alle vittime ( ed in caso di morte, ai loro familiari) che abbiano subito anche danni alle proprie attività, nonchè ad incentivare e sostenere progetti-intervento delle organizzazioni riconosciute operanti nella prevenzione e nel contrasto all’usura ed all’estorsione, oltre che per la costituzione di parte civile nei procedimenti penali.
Con 279 voti favorevoli e un solo astenuto l'Assemblea ha approvato il "Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia" (ddl 2226). «Lo dobbiamo ai cittadini che ci hanno eletto - ha detto in Aula il Presidente Schifani, esprimendo la propria soddisfazione per il sì pressoché unanime al ddl -, ai nostri giovani, alle future generazioni: consegnare loro un Paese al quale venga estirpato il bubbone della criminalità organizzata. E lo dobbiamo, in particolar modo, a tutte le vittime della mafia, che hanno pagato con la loro vita il contrasto alla criminalità organizzata». (3 agosto 2010)
dal Sole 24 Ore di mercoledì 28 luglio 2010, pagina 21
PALERMO «È compito dell'Agenzia avere rapporti costanti con tutte le istituzioni del territorio c in particolare con le Università». A parlare è il prefetto Mario Morcone, 58 anni a ottobre, chiamato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni a dirigere l'Agenzia nazionale per i beni confiscati alle mafie. Tra i programmi avviati dal prefetto in oltre tre mesi di lavoro anche i contatti con le istituzioni. «Il rapporto con le istituzioni serve a costruire e rafforzare il progetto di riconversione di beni e aziende tolte alle mafie, certamente non è utile a fare una retorica della legalità». Qualche settimana fa a Reggio Calabria avete firmato un protocollo di intesa con l'università di Palermo. Un'apertura importante verso il mondo della formazione e della ricerca.
RICORDI. «I nostri successi non sono il frutto solo delle investigazioni ma anche del progresso culturale». E' una delle frasi di Beppe Montana scelte da Luigi Ciotti, il presidente di Libera, per ricordare il dirigente della “Catturandi” di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985. «I nostri successi non sono il frutto solo delle investigazioni ma anche del progresso culturale». E' una delle frasi di Beppe Montana scelte da Luigi Ciotti, il presidente di Libera, per ricordare il dirigente della “Catturandi” di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985. Un delitto avvenuto in mezzo alla folla, di domenica, al molo di Porticello, piccolo borgo di pescatori alle porte di Palermo. Don Ciotti è a Catania, per il 25° anniversario di quel delitto. Il dirigente della Mobile di Palermo, agrigentino di nascita, era andato a vivere con la famiglia a Catania, dove si era laureato in Giurisprudenza, prima di vincere il concorso ed entrare in Polizia.
16-07-2010 Più di mille persone alla Fiaccolata di ieri sera organizzata dall'associazione Libera per manifestare contro le infiltrazioni della criminalità organizzata in Liguria. Presente anche una delegazione di Sos Impresa-Confeserenti. Si è svolta ieri sera a Sanremo la Fiaccolata per la legalità organizzata dall'associazione Libera per manifestare contro le infiltrazioni della criminalità organizzata in Liguria. Alla serata hanno partecipato più di mille persone, fra le quali diverse autorità politiche: dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando a quello della Provincia di Imperia Luigi Sappa, oltre a diversi parlamentari e al sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato, che tuttavia ha poi abbandonato polemicamente il corteo in seguito alla contestazione di alcuni manifestanti. Alla serata era presente anche una delegazione di Sos Impresa, l'associazione di Confesercenti nata per difendere la libera iniziativa imprenditoriale, per opporsi al racket e resistere alla criminalità (nella foto in alto lo striscione esposto da alcuni membri dell'associazione).
Il XII Rapporto Nazionale di Sos Impresa è stato presentato, il 21 giugno scorso, a Bruxelles presso il Comitato Economico e Sociale – CESE (FESC – European Economic and Social Committe). Tale Comitato è un organo consultivo dell’Unione Europea, creato con il Trattato di Roma del 1957 nell’ambito dell’allora Comunità Economica Europea e svolge una doppia funzione consultiva sia nei confronti delle maggiori Istituzioni della UE (Commissione europea, Consiglio dell’Unione Europea, Parlamento europeo); sia su iniziativa propria. In questo caso è lo stesso CESE a definire la tematica che merita un’approfondita riflessione.
Mercoledì 27 gennaio 2010 è stato presentato, a Roma, il XII Rapporto di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese”. Il Rapporto, come è consuetudine, vuole offrire una panoramica più ampia su tutte le attività illegali delle organizzazioni mafiose. Lo scopo è quello di evidenziarne la potenza finanziaria, la grande liquidità di denaro disponibile e, di conseguenza i rischi che ne derivano per l’economia italiana, e non solo, in questa particolare, difficile congiuntura economica.
L’Assemblea Nazionale del 22 luglio scorso ha visto una vasta e viva partecipazione da parte delle Associazioni antiracket ed antiusura territoriali legate ad Sos Impresa. Ogni intervento ha rappresentato un contributo originale alla stesura del documento finale, approvato all’unanimità. Così come all’unanimità è stato approvato il nuovo Coordinamento Nazionale. E’ obiettivo di Sos Impresa continuare a rimanere, esattamente come è stata fino ad oggi, il luogo del confronto, accompagnando e sostenendo tutti coloro che si battono contro l’odioso ricatto del racket, dell’usura, delle mafie. Il dibattito e gli obiettivi che l’Assemblea si è posta per il futuro sono il frutto della passione civile che ha sempre animato la nostra attività. Una passione che non è mai venuta meno, e che ci porta ad intervenire con razionalità ed equilibrio nelle scelte fatte e che faremo. Nel movimento antiracket ed antiusura continueremo ad esserci, ma liberi, forti, autonomi. Bianca La Rocca