Rete per la Legalità
La prima Assemblea nazionale della Rete per la Legalità chiede un patto nazionale antiracket per incentivare gli imprenditori alla denuncia di Laura Galesi
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Un patto nazionale antiracket per incentivare gli imprenditori alla denuncia e che pone al centro le tematiche sulla legalità. Un atto importante, dato che la crisi economica ha aggravato la situazione, basti pensare che le vittime del racket oggi sono 1/5 degli imprenditori. Infatti su circa 5 milioni di imprenditori, un milione è vittima del racket e usura. E’ quanto emerso nella prima assemblea nazionale della Rete per la legalità che si è svolta a Roma presso la sede della provincia. Più di 40 associazioni hanno partecipato attivamente al dibattito che ha portato alla stesura di un progetto da sottoporre al ministro degli interni Roberto Maroni e che consisterà in un vero e proprio “Patto nazionale antiracket” tra associazioni, istituzioni e forze dell’ordine. “La prima assemblea- spiega Lorenzo Diana coordinatore nazionale della Rete per la legalità- nasce dopo un lavoro maturato nei diversi incontri dal 21 settembre scorso, in occasione del No usura day, e che ha visto crescere le adesioni man mano che il percorso è stato avviato. Oggi lanciamo un importante input al governo nazionale al quale chiediamo la costituzione di un Patto nazionale antiracket che coinvolgerà: le associazioni antiracket e antiusura, le associazioni di categoria, i referenti istituzionali nei territori e le forze dell’ordine”.

La rete mette insieme esperienze, valori che possono portare alla costituzione di un nuovo percorso di confronto, riflessione e che diventi propositivo rispetto ai fenomeni di racket e usura. “La rete per la legalità- spiega Antonio Di Pietro della Commissione Giustizia e Commissione Parlamentare Antimafia – rappresenta un punto di riferimento per tutti quei cittadini e imprenditori che hanno alla base del proprio agire la legalità”. Sulla stessa linea anche Giancarlo Trevisone, Commissario straordinario nazionale antiracket e antiusura: “L’errore- spiega- è quello di considerare la legalità come un problema. Il nostro impegno è quello di accelerare l’iter del risarcimento delle vittime”. Per Luigi De Sena, vice presidente della Commissione antimafia: “Oggi- continua- diventa necessario rivedere la normativa antimafia per renderla più attuale e vicina alle esigenze delle vittime”.

Un associazionismo solidale, disinteressato e organizzato per prevenire e combattere con maggior forza l’usura, il racket e tutti quei condizionamenti mafiosi che limitano la libertà di migliaia di imprenditori e cittadini. “E’ necessario- ha aggiunto Franco La Torre, garante della rete- porre il problema degli immobili sequestrati alla mafia. Sembra che esistano quelle di serie A e quelle di serie B. Sugli immobili c’è un’azione costante, mentre sulle imprese confiscate ci sono ancora molti limiti. Basti pensare ai terreni agricoli in Sicilia. Per le imprese tutto è molto lento. Ad esempio, un panificio di Ostia confiscato alla mafia e poi attivato ha visto crollare le commesse, fuoriuscendo così dal mercato. La rete per la legalità potrà dare certamente voce a questo fenomeno ”. Usura e racket” incravattano il Belpaese fino a strozzarne l’economia sana, mentre la divisione e la solitudine consentono l’ingresso delle organizzazioni criminali. Lottare contro questo processo vuol dire affermare i principi di legalità. Basti pensare che, grazie all’intervento tempestivo 42 imprenditori hanno avuto accesso al Fondo di solidarietà, 8 milioni e mezzo i contributi e 18 costituzioni di parte civile nei processi per mafia. Perché chi denuncia rischia di perdere la possibilità di stare sul mercato e non reggere la concorrenza.

“Dobbiamo rendere le aziende che denunciano concorrenziali e appetibili al mercato sano- spiega Lino Busà, presidente nazionale di Sos Impresa- Non dobbiamo agire solo sul numero delle denunce, ma mettere in campo politiche attive per fare diventare la denuncia conveniente. Per un imprenditore, la denuncia è l’obiettivo, ma vanno messi in campo strumenti, mi riferisco ad atti concreti, come corsie preferenziali negli appalti pubblici, white list, accelerare le pratiche per accedere ai benefici previsti dalla legge antiracket, perché chi denuncia non deve essere estromesso dal mercato, ma deve accedervi in maniera privilegiata”.
Sono stati tanti gli imprenditori che, in occasione dell’appuntamento romano, hanno raccontato le proprie storie che hanno portato a cambiare lo stato delle cose.

6 maggio 2011