Rete per la Legalità
TERRA/«Il clan mi ha portato via un milione di euro» di Alessandro De Pascale

LE TESTIMONIANZE. C’è chi dopo la denuncia ha perso lo stesso tutto e imprenditori che invece sono riusciti a salvare la propria attività. Molti si sentono lasciati soli. Ecco le loro storie.

Per la prima assemblea della Rete per la legalità sono arrivati a Roma numerosi imprenditori vittime delle mafie per raccontare le loro storie. Vito Quinci è un costruttore di Mazara del Vallo (Tp). «Mi chiedo se sarebbe stato meglio non denunciare - confida - perché negli ultimi 11 anni ho perso un fatturato da 200 milioni di euro, un contratto da 28 milioni, licenziando mille dipendenti. Nel 2010 ho riferito alla Finanza le minacce, le estorsioni e i danneggiamenti che continuano tuttora. Sulla base delle mie denunce - continua l’imprenditore - sono stati arrestati due consiglieri comunali, ma nonostante la sospensione prevista dalla legge per 300 giorni di tutte le procedure e i pagamenti disposta dal Prefetto, un giudice ha dichiarato fallite le mie società. Il Comune ha inoltre ritirato la concessione del centro turistico che stavo realizzando e non riesco nemmeno a venderlo».

Tragiche storie comuni tra gli imprenditori che hanno solo fatto il proprio dovere. Maria Isernia Filograna assieme al marito aveva in Salento un’impresa di produzione e trattamento del legname. Le prime richieste estorsive sono accompagnate da furti e minacce di morte. Alla denuncia non succede nulla e per quieto vivere decidono di pagare. Ma le richieste del clan diventano sempre più esose: in un solo giorno 25mila euro al mattino e altrettanti la sera. Presentano così un’altra denuncia: «Tanto era finito tutto, azienda e famiglia, non avevamo più nemmeno i soldi per mangiare». Scatta il blitz che porta dietro le sbarre gli esponenti della Sacra Corona Unita. «Lo Stato è arrivato in ritardo, ma abbiamo recuperato».

È andata peggio a Sergio Vigilante che a Portici (Na) aveva un’attività commerciale. Quando denuncia il clan Volla davanti al negozio viene messa una pattuglia della polizia. «Da allora i clienti sono spariti e ho dovuto chiudere», ricorda, ora presidente dell’associazione antiracket Portici. Gli Scozzari sono tra le cento persone che in Italia sono sottoposte a protezione per aver denunciato i propri estorsori. Avevano un’impresa agricola e commerciavano mobili di antiquariato. Nonostante non abbiano precedenti penali sono finiti nel programma come collaboratori e non come testimoni di giustizia. Vivono in una località protetta, con il magro sussidio di Stato e senza poter vendere le proprietà.

Antonio Catarozzo è invece un commerciante di prodotti edili di Salerno. Anche lui ha denunciato gli strozzini di un clan. L’ultimo arresto è di martedì: un uomo che aveva 250 euro sul conto dichiarava un milione l’anno e aveva un palazzo che ne valeva tre. «All’inizio io e mio fratello avevamo deciso di accontentarli - racconta Catarozzo - ma poi le estorsioni hanno superato il milione di euro, l’impresa è andata in malora ed iniziata l’usura. Quando le minacce sono state rivolte anche alle nostre famiglie, abbiamo deciso di denunciare ai carabinieri gli strozzini che sono stati arrestati», ricorda l’imprenditore.