Rete per la Legalità
Usura: Rete per la legalità denuncia che nel Lazio vittima un commerciante su tre Michele Minnicino (Corriere Informazione)

La longa manus degli usurai continua a mietere vittime senza sosta e le difese immunitarie della società contro il devastante virus appaiono prive della dovuta efficacia.

Un nuovo grido d’allarme viene lanciato dalla Rete per la legalità che riunisce 40 associazioni antiracket. Nel Lazio, in particolare, il drammatico fenomeno ha colpito 28mila commercianti, il 35% della categoria, con estorsioni stimate oltre i tre milioni di euro.

Lino Busà, presidente di Sos Impresa, evidenzia una situazione dai contorni sempre più allarmanti: “il Lazio è la regione più colpita dal dramma dell’usura, con uno scenario simile a quello dei primi anni Novanta. Oggi l’usura prospera in silenzio e nel silenzio, colpisce duramente l’impresa minore, mentre la grande impresa, con rare eccezioni, sceglie sempre la strada della ‘collusione partecipata’ con le organizzazioni criminali.
L’usura è meno un reato di singoli e sempre più un reato associativo. Oltre alle mafie, sono attive delle organizzazioni di privati, spesso formate da professionisti, avvocati e commercianti. In calo l’usura di quartiere, quella dei ‘cravattari’, organizzata in struttura familiare. ’Ndrangheta e clan camorristici sono presenti nelle zone del litorale pontino e nel sud del Lazio”.

Rete per la legalità – Associazioni e fondazioni contro il racket e l’usura, si è data un codice etico imperniato su tre discriminanti: volontariato, gratuità e obbligo di denuncia, affidando l’incarico di coordinatore nazionale all’ex senatore di Casal di Principe, Lorenzo Diana, da sempre in campo nella lotta contro il fenomeno. Nel Lazio è coordinata da Italo Santarelli, presidente dell’Airp: “Le vittime non denunciano più perché hanno perso fiducia nelle istituzioni: siamo scesi dalle 2500 denunce annue degli anni Novanta a 400 e ciò non vuol dire che sia diminuito il fenomeno ma, che è calata la fiducia nelle istituzioni”.
L’associazione sollecita l’impegno delle istituzioni, lamentando come negli ultimi due anni nessuna iniziativa sia stata portata avanti dal commissario antiracket.
Il ruolo prezioso svolto dalle associazioni è valorizzato dal limitato numero di suicidi, rispetto al passato, dovuto al grande lavoro di ascolto ed aiuto a favore delle vittime.

Le carenze istituzionali sono testimoniate da Franca De Candia, presidente dell’Anvu, associazione antiusura umbra: “Ho denunciato e ho perso tutto: attività economica, famiglia, serenità. Il processo penale è iniziato nel 1993 e si è concluso nel 2009, quello civile ai danni della mia azienda è durato dal ’96 al 2000. Prima mi hanno tolto tutto, poi mi hanno dato ragione ma non mi è stato restituito nulla”.
L’auspicio della Rete per la legalità è che lo Stato attui una corretta prevenzione e un rapido sostegno a chi denuncia, con opportune modifiche alla legge 108 del 1996, pronte a garantire la massima collaborazione e dialogo con il commissario straordinario antiracket e antiusura.

Michele Minnicino (Corriere Informazione)

21 marzo 2011