
Tagliati fuori. E' come si sentono le vittime degli usurai, sole e private di ogni dignità sociale e personale. "Ci hanno ammazzato, abbiamo perso clienti, credibilità, siamo noi ora i delinquenti". E' il racconto di Stefania, una madre che ha denunciato i persecutori del figlio, caduto nella rete degli strozzini. Il ragazzo, che gestiva un autosalone, è stato tratto in inganno da un finto "buon cliente". Nel giro di poco tempo è finito nel tunnel dell'usura con un debito che è arrivato a 300mila euro solo di intreressi. Un giorno i ricattatori hanno avvicinato Stefania: "Devi pagare per tuo figlio", le hanno detto. Madre e figlio hanno avuto coraggio e hanno denunciato i loro strozzini. Subito dopo hanno saputo che ben altre cinque persone erano cadute nella trappola, sebbene nessuna di queste avesse avuto la forza di smascherare gli sfruttatori. Ma neanche la sentenza potrà restituire la serenità a questa famiglia "Ora il processo è a buon fine, ma non credo più a niente" ha raccontato la donna. E' una delle storie rese note dal Sos impresa.
La stessa disperazione ha provato Lello, 48 anni, titolare di un'impresa edile. L'azienda andava a gonfie vele, quando un giorno gli è arrivata una commessa importante. Per non perderla ha chiesto alla banca un fido di 5mila euro. L'istituto di credito, nonostante Lello fosse un cliente "modello", gli ha negato il prestito e lo ha indirizzato verso un ex direttore dell'istituto. Lui ha così ricevuto il denaro, ma in cambio ha ceduto un assegno di 8mila e 600 euro che, sebbene solo a garanzia, presto è stato incassato. A quel punto è partita una catena di assegni a cifre esponenziali, poi addirittura in bianco. Per farvi fronte l'imprenditore si è rivolto ad altri usurai, in tutto 25. E' stata coinvolta anche la moglie che si è trovata a firmare numerose cambiali, mentre l'impresa ha ristrutturato gratis le case di alcuni strozzini. Alla richiesta di denaro si sono aggiunte le minacce: "Se non paghi domani tuo figlio che studia sarà buttato fuori dalla Bocconi, tu non lavorerai più, sappiamo dove trovare tua figlia". Il debito di 5mila euro, intanto, nel giro di quattro anni era arrivato a un milione di euro. Ma il coraggio ha preso il sopravvento sulla paura e il senso di impotenza e l'uomo ha denunciato. "Provo a ripartire, ma è difficile, non mi fanno lavorare", ha dichiarato l'imprenditore. Dal giorno della denuncia è iniziata una sequela di telefonate e minacce. Il desiderio di Lello ora è uno solo: "Voglio solo guardarli tutti in faccia al processo". Due storie dolorose che, comunque, hanno trovato una soluzione dopo che le persone coinvolte hanno trovato la forza di denunciare, appoggiandosi a un'associazione. (Apcom)