No Usura Day
L'Altra Pagina/Quanto è dura questa usura…

Ci sono dei mali della società di cui si parla, evitando di parlarne. O meglio, media, talk show, servizi televisivi, libri, affrontano il problema navigando nel mare calmo della retorica. Succede così anche per l’usura, uno dei mali più antichi del mondo, che però adesso, causa crisi economica, sta galoppando a ritmi vertiginosi e, cosa più importante, sta cambiando faccia. Come ci informano i dati del rapporto di Sos Impresa, costola della Confesercenti, da sempre impegnata a favore degli usurati, “l’usura aumenta e le denunce diminuiscono, dalle 398 denunce del 2004 su tutto il territorio nazionale, siamo scesi alle 320 nel 2007, ma se nel 2000 le operazioni antiusura delle Forze dell’Ordine erano circa un centinaio, e nel 2010 le operazioni salgono a 243 ma sono più di 60 i personaggi appartenenti alla criminalità organizzata che rimangono coinvolti”. L’usura di mafia, infatti, è il nuovo pericolo che sta diventando sempre più urgente, visto che è direttamente legato al riciclaggio di denaro sporco e al traffico internazionale di cocaina. Questa relazione perversa tra nuova criminalità e usura è al centro dello spettacolo La mano sulla spalla, andato in scena all’interno della manifestazione No Usura Day, organizzata da Sos Impresa per ragionare sugli sviluppi della nuova usura, mettendo a confronto associazioni antiracket, organi governativi, esperti delle Forze dell’Ordine e vittime dell’usura. Il testo teatrale, scritto e diretto da Danila Bellino, è liberamente ispirato al libro La mano sulla spalla, e racconta delle reali vicende accadute a un imprenditore del Sud, Antonio Anile, usurato e taglieggiato dalla ‘ndrangheta. La scena è affidata a un solo attore che, in equilibrio fra un’atmosfera da ‘teatro civile’ e le tecniche del ‘teatro di narrazione’, racconta la storia acquisendo i diversi punti di vista: quello dell’usurato, dei suoi familiari, degli usurai, della società civile. Profondamente ancorato al luogo in cui si svolge la vicenda, Reggio Calabria, La mano sulla spalla apre delle finestre di cronaca, sulla relazione criminogena fra ‘ndrangheta e giro di usura, e anche, in un certo senso, sulla banalità del male: quello di una città la cui economia si regge in gran parte sopra questo tipo particolare di prestiti usurari. Ma lo spettacolo, in effetti, si potrebbe dividere in due parti: una, la prima, più drammatica e teatralizzata che affronta i diversi tipi di problemi incontrati con gli usurai, in una escalation che va dalle semplici minacce via telefono, alla busta con proiettili inviata per posta, fino a un sequestro di persona, ma l’altra, la seconda, danza su una prosa dai toni freddi e ironici, più riflessiva e argomentata, che affronta i problemi del dopo-denuncia. Sì perché, per quanto il protagonista sia convinto di aver fatto bene a denunciare, e anzi incita anche gli altri usurati a farlo, “perché solo così si recupera la propria dignità di uomo”, non vuole nascondere che la denuncia “è una strada in salita”. Simbolicamente, tutta la vicenda è tratteggiata come l’entrata involontaria in un castello kafkiano, quando la vita dell’usurato è in balia degli usurai, prende certi contorni e colori, ma si può trasformare poi, in altri toni e altri colori quando l’usurato, appunto, si affida alle mani delle istituzioni, non sempre attente e tempestive. E’ l’eterna questione della solitudine sociale, che però, nel caso dell’usura, travolge la vittima come un’onda improvvisa, che si avvolge presto in una spirale, creando un vortice incontrollabile. La solitudine dell’usurato diventa quindi uno stato di separazione assoluta, totale. Separazione dalla propria famiglia, dal proprio ambiente di lavoro, dal contesto sociale, sia quello vicino che quello lontano, fatto di pure conoscenze, ma diventa poi anche, a tratti, una separazione dalle stesse istituzioni che potrebbero darti una mano e, nei casi peggiori, può diventare una lotta contro il muro di gomma della burocrazia. L’attore al centro dello spettacolo, Dario Biancone, dimostra una eccezionale misura tra leggerezza, data dai contorni ironici e grotteschi che, purtroppo involontariamente, questa storia assume, e lampi di tragicità, soprattutto quando il tutto diventa una questione di ‘vita o di morte’. Si sente comunque, sempre, nella sua interpretazione, una coscienza forte e lucida del tema, nei suoi diversi aspetti e sfaccettature, che gli permette di passare, con assoluta legittimità, dal sorriso di certi siparietti ironici, alla serietà tragica dei momenti drammatici, mostrando di padroneggiare le sfumature con grande maestria. E, in effetti, il finale lascia una domanda aperta: l’attore, spegnendo una specie di lanterna di Diogene si chiede, “l’usura… ma la conosciamo veramente?”. Domanda quanto mai attuale se anche il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, nel convegno ospitato dal No Usura day, ha dichiarato di avere dei dubbi sulle modalità di funzionamento del Fondo di solidarietà alle vittime dell’usura e si è chiesto se non si debba cambiare completamente il meccanismo, pensando cioè non più a un mutuo per incentivare il ritorno nell’economia legale, come si fa adesso, ma a un vero e proprio risarcimento per gli usurati, con tempi e modi da definire. Come a dire che molto è stato fatto, anche finanziariamente, per prevenire l’usura e cercare di creare degli strumenti che evitino alle persone di cadere nel tunnel, ma moltissimo c’è da fare per quelli che invece dal tunnel sono usciti, come il protagonista di La mano sulla spalla, hanno denunciato, hanno affrontato un processo che almeno al primo grado di giudizio, ha dato loro ragione, ma si trovano da soli, ad affrontare le lungaggini della burocrazia, un isolamento nel proprio territorio che non offre più molte possibilità di ricollocamento o rilancio nel mondo del lavoro, e infine, last but not least, un’economia familiare e privata completamente dissestata.

C. S.