
Sono passati più di quattordici anni da quando, quel 28 febbraio 1996, Il treno contro l'usura si materializzò a Piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati. Una riproduzione in cartone, naturalmente, ma del tutto simile a quello che per una settimana aveva attraversato l'Italia, da Palermo a Milano, per chiedere una nuova legge che contrastasse, con più efficacia, l'odioso reato di usura.
Quel giorno, sebbene il Parlamento fosse già stato sciolto e incombevano le elezioni anticipate, la Camera si riunì in una seduta straordinaria e approvò, quasi all'unanimità, il provvedimento. Così l'Italia ebbe, finalmente, una moderna legge antiusura che configurava con più precisione il reato, per renderlo più perseguibile e, soprattutto, per riconoscere nella vittima, una persona che aveva subito una grave offesa, degna, quindi, di attenzione e aiuto da parte dello Stato.
Oggi, a quattordici anni di distanza, con l’iniziativa No Usura Day, tenutasi a Roma il 21 settembre scorso, abbiamo deciso di trarre un bilancio su questa importante legge e, purtroppo, questo non può che essere in chiaroscuro.
Certo nessuno s’illudeva che la semplice approvazione di un testo legislativo, per quanto importante, potesse debellare, da un giorno all’altro, un reato antico e radicato come l'usura, ma è evidente che la L. 108/96, mostra, da qualche anno, la corda, soprattutto nei suoi contenuti e nelle attese più rilevanti: l'emersione del fenomeno, l'attività di prevenzione, l'aiuto alle vittime.
Diverse le ragioni di queste difficoltà, prima fra tutte il fatto che l'usura è un fenomeno in continua evoluzione, poliedrico, fortemente intrecciato con le mutazioni economiche e sociali, le politiche monetarie e gli stili di vita, la congiuntura economica e la precarietà. Per questo l'usura di oggi ha aumentato la sua pericolosità sociale, perché è uscita dai bassifondi della marginalità e, complice la crisi economica, ha aggredito nuovi strati sociali, imprese e famiglie.
Non più usura, ma le usure hanno avuto la capacità di adattarsi ai luoghi e ai diversi contesti sociali, mostrando diverse facce a seconda delle situazioni. All’usuraio classico, il cravattaro come viene definito in gergo, si sono aggiunti nuovi attori del credito illegale: reti professionalizzate, organizzazioni usuraie e usurai mafiosi. Presenze inquietanti che hanno acutizzato le situazioni, rendendo, nel contempo, sempre più difficile l’individuazione del reato e il contrasto, come dimostra il crollo delle denunce, numericamente di gran lunga inferiore a quelle precedenti l’approvazione della legge 108.
L’usura, oggi, è sempre più un reato associativo. Al tempo stesso è diventato crocevia di altri reati economici dalle truffe al riciclaggio di denaro sporco da parte di associazioni criminali, e mafiose-camorristiche; per le organizzazioni criminali rappresenta un ricco business i cui introiti possono essere facilmente reinvestiti in altri traffici illeciti; è un reato sempre meno denunciato, anche perché di fatto depenalizzato, a causa di tempi giudiziari lunghissimi, che mettono le vittime in continuo stato di difficoltà e di ricatto, cui si aggiungono le difficoltà d’individuazione dello stesso.
L’usura continua a crescere in una dimensione sommersa, benché i suoi attori siano, in qualche misura, personaggi pubblici, conosciuti nel territorio e nella comunità degli affari.
Personaggi noti che possono essere identificati in tre tipologie: una più spiccatamente malavitosa, in cui i capi sono vecchie conoscenze delle questure al culmine della loro carriera criminale, con fedine penali chilometriche. I più giovani, quelli che si devono fare le ossa, si occupano di convincere i ritardatari al puntuale pagamento dei debiti. Bonarietà e intimidazione sono i tratti più evidenti di questa struttura presente un po’ dovunque: nelle periferie delle grandi aree metropolitane, nelle aree di basso sviluppo economico e sociale. L’attività usuraia si accompagna ad altri reati di natura economica, come le truffe o la gestione di banche clandestine. Una seconda, formata da investitori professionisti che si avvalgono di larghe amicizie e convivenze in ambienti finanziari, bancari, giudiziari. Stazionano negli ambienti delle aste giudiziarie e lavorano in modo sistematico all’espropriazione delle aziende dei malcapitati. Infine, l’usura di mafia, fino a dieci anni fa fattispecie quasi impensabile. In questo caso il mercato del credito a strozzo, è utile non solo al riciclaggio di denaro sporco, ma all’accumulo di ulteriori redditi da reinvestire nel mercato della droga, in particolare modo nel traffico di cocaina.
E sono queste due ultime fattispecie la vera inquietante novità del mercato dell’usura, soprattutto l’usura di mafia. Si calcola intorno a sei miliardi di euro annuo l’introito dell’usura di mafia con circa 70.000 usurati invischiati in patti usurai con associazioni mafiose. Le attività usuraie delle mafie, infatti, hanno facilitato la trasformazione e l’ascesa di grandi holding economico-criminali. In primo luogo, perché questo reato rimane strutturalmente legato alla vita dell’impresa e al sistema economico. La necessità di denaro ha spalancato alle grandi organizzazioni criminali le porte dei grandi circuiti finanziari e ha dato la consapevolezza, di come l’attività di riciclaggio poteva essere non solo un costo, ma anche una nuova risorsa. Come in un ingranaggio ben oliato, non solo la Mafia Spa è penetrata dentro le imprese e ha affinato il suo core business, ma gli utili di usura possono essere reinvestiti in attività illecite, prima fra tutte il traffico di cocaina. In altri termini, il titolo di usuraio mafioso s’inserisce compiutamente in quell’economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata, priva di regole e remore, quali le associazioni mafiose ci hanno abituato.
Secondo le stime di Sos Impresa, nel triennio 2006-2009 sono state 165.000 le attività commerciali e 50.000 gli alberghi e i pubblici esercizi costretti alla chiusura. Di queste un robusto 40% deve la sua cessazione all’aggravarsi di problemi finanziari, a un forte indebitamento e all’usura.
Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno, a causa di questa lievitazione, si aggira in non meno di venti miliardi di euro. In Campania, Lazio e Sicilia si concentra un terzo dei commercianti coinvolti. Alle aziende coinvolte vanno aggiunti gli altri piccoli imprenditori, artigiani in primo luogo, ma anche dipendenti pubblici, operai, pensionati, facendo giungere a oltre 600.000 le persone invischiate in patti usurari, cui vanno aggiunte non meno di 15.000 persone immigrate impantanate tra attività parabancarie e usura vera e propria.
E’ in questi contesti che si materializza il fenomeno dell'usura di giornata, caso emblematico della crisi che sta attraversando la piccola e media impresa. Un prestito usuraio che si apre e conclude nell'arco di una giornata: la mattina si prende, la sera si restituisce, è il caso di dirlo, con gli interessi!
L'incredibile fenomeno riguarda piccoli commercianti, ma anche titolari di attività di media dimensione che, per resistere alle perdite, per mantenere aperto l'esercizio e pagare i fornitori, si rivolgono agli usurai. Questi, la mattina, prestano i soldi (mediamente mille euro) e, la sera, passano a ritirare il capitale maggiorato di un 10% di interessi.
A fronte di questa situazione e alle stime di Sos Impresa, certamente calcolate per difetto, il numero delle denunce registrate è risibile. Dal 1996, anno di emanazione della Legge 108, a oggi, e tranne qualche segnale in controtendenza, assistiamo a un calo sistematico e inarrestabile del numero delle denunce. Il 2007 segna un leggero incremento sull'anno precedente (+12%), ma i numeri sono talmente bassi da rendere insignificante qualsiasi serio raffronto statistico. La tendenza del 2007 è confermata nel 2008, 167 reati e 753 persone denunciate nel periodo gennaio-giugno.
Sono numeri che rendono appieno la gravità della situazione.
Il No Usura Day è stato solo l’inizio di un percorso in cui vittime Associazioni e Istituzioni, in un confronto aperto, cercheranno di trovare le giuste soluzioni per interrompere questa deriva. Le Associazioni che, insieme a Sos Impresa, hanno promosso e aderito l’iniziativa si sono già mosse, ora tocca a tutti gli altri.
Per richiedere la ricerca presentata L’Italia incravattata mandare una e-mail a biancalarocca@sosimpresa.it