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In ricordo di Libero Grassi

Libero Grassi era un imprenditore siciliano, straordinariamente colto, titolare della Sigma, un’azienda a conduzione familiare, con un centinaio di dipendenti ed un giro di affari, agli inizi degli anni novanta, pari a sette miliardi di lire annui. Un’azienda sana, quindi, che produceva ricchezza e creava lavoro, ma con un unico grande difetto: Libero Grassi era un cittadino onesto.
Nella lettera pubblicata il giorno dopo la sua uccisione, il 29 agosto 1991, dal Corriere della Sera, l’imprenditore siciliano ricostruisce il tentativo di estorsione operato dai clan mafiosi ai suoi danni e la denuncia alle Forze dell’Ordine, cui seguirà l’arresto di alcuni di essi. E’ un gesto importante in cui dimostra il coraggio, ed anche una certa ingenuità, di chi è certo di agire per la libertà ed ha fiducia nella giustizia. A differenza di tanti altri imprenditori che subivano in silenzio il ricatto mafioso, lui si era ribellato ed aveva gridato forte la sua indignazione: “No! Non pago e non starò zitto come fanno tanti altri: io voglio parlare…”.
Schiacciare l’omertà e denunciare, anche per cancellare la vergogna di uno Stato che, solo pochi mesi prima (4 aprile 1991), con la sentenza del giudice istruttore di Catania, Luigi Russo, aveva stabilito non essere reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi.
Sono passati diciotto anni da quel barbaro assassinio eppure, anche oggi come allora, molti mostrano un certo fastidio e ricordare la sua figura, la sua limpida onestà, la sua caratura morale.
Nella stessa lettera pubblicata dal Corriere della Sera Grassi mostra, oltre ad una certa soddisfazione, anche tutta la delusione nel vedere le associazioni di categoria infastidite dalla sua iniziativa: “il presidente provinciale dell'Associazione industriali, Salvatore Cozzo, dichiarò che avevo fatto troppo chiasso. Una “tamurriata” come si dice qui. E questo, detto dal rappresentante della Confindustria palermitana, mi ha ferito. L'unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana. Spero solo che la mia denuncia abbia dimostrato ad altri imprenditori siciliani che ci si può ribellare”.
Il giorno dopo il suo assassinio la stampa e le televisioni, nazionali ed estere, non mancarono di fare di lui un “martire della lotta alla mafia”, costringendo la classe politica ed il governo ad ammettere di aver sottovalutato il fenomeno. Per molti siciliani onesti sembrava essere giunta l’ora del riscatto.
Oggi, a quindici anni di distanza, quel messaggio di speranza è stato, purtroppo, raccolto solo in parte, come dimostra il silenzio assordante che ha accompagnato l’anniversario della sua morte, malgrado quest’anno, a differenza del recente passato tanti gli uomini dello stato e delle Istituzioni presenti che sono stai accanto a Pina, a Davide ad Alice alla cerimonia sobria che ha ricordato il suo assassinio.
Sos Impresa e la Confesercenti, come quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato, continuano però a ricordarlo come un uomo libero, un imprenditore vero, uno dei pochi che si è opposto alla mafia, che continua ad essere il primo e più grande ostacolo alla possibilità di sviluppo economico del Sud Italia.
Siamo certi che Libero Grassi, anche se attendeva la reazione degli uomini del racket, non credeva che lo avrebbero ucciso. Non aveva paura ed era certo che il suo esempio sarebbe stato seguito da molti altri. Così come non è possibile dimenticare le parole di Giovanni Falcone, nella prefazione al saggio Estorti e Riciclati (1992): se occorreva la morte di Libero Grassi perché si rinnovasse, nella società e nello Stato, una parvenza di reazione alla mafia, peraltro non del tutto scevra da contingenti calcoli di lotta politica, non è retorico né provocatorio chiedersi quanti altri coraggiosi imprenditori ed uomini delle istituzioni dovranno essere uccisi perché i problemi della criminalità organizzata siano finalmente affrontati in modo degno di un paese civile. (Bianca La Rocca)