Iniziative
Sos Impresa promuove e sostiene Reggio Libera Reggio. La libertà non ha pizzo
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E’ nata a Reggio Calabria una rete di solidarietà antiracket composta da cinquatotto associazioni per contrastare il pizzo, sostenere chi ha denunciato e promuovere una campagna di informazione e denuncia contro la piaga del racket
La libertà non ha pizzo vuole essere un grande movimento antiracket a sostegno degli imprenditori e dei commercianti che hanno avuto il coraggio di denunciare i propri taglieggiatori ed incoraggiare la ribellione al giogo mafioso, creando una rete di sostegno concreto tra chi non paga o non vuole più pagare.
Sos Impresa e le altre Associazioni chiedono che alle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare estortori e usurai siano garantiti alcuni vantaggi che rendano conveniente la denuncia come la cancellazione dall’elenco dei protesti e dal Cai (Centrale Allarme Interbancaria), che vengano sospese le ipoteche, accettate dilazioni di pagamento o venga data la possibilità di avere un mutuo agevolato. Tutto nel caso che i problemi economici siano legati alla pressione criminale.
Ad ogni negozio gestito da imprenditori liberi sarà dato un logo di riconoscimento da attaccare sulla vetrina quale segno a garanzia della libertà dal pizzo e dalle logiche mafiose, mentre un osservatorio antiracket valuterà periodicamente i punti vendita che non sono collusi con la mafia.
Un’iniziativa di estrema importanza in una Regione come la Calabria dove tutte le indagini e le operazioni investigative degli ultimi anni hanno evidenziato la capacità delle cosche calabresi di coniugare comportamenti violenti con l’abilità di intraprendere parallelamente progetti a livelli più elevati, soprattutto per quanto riguarda l’infiltrazione nel comparto imprenditoriale ed economico. I tentativi di penetrazione negli appalti pubblici, negli investimenti dell’edilizia e nell’amministrazione pubblica locale testimoniano il rilievo dell’operatività mafiosa. E non è un caso se, nel solo 2009, il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere per 900 persone.
Sul territorio di origine, la ‘ndrangheta è assoluta signora della scena criminale. La presenza si rivela nell’infinita serie di reati estorsione, di usura, in pericolosa crescita con la creazione di un mercato del credito parallelo a quello legale, nel quale le varie ‘ndrine operano con grande capacità di riciclaggio di denaro sporco, attraverso l’apertura di esercizi commerciali, l’inserimento negli appalti e negli affidamenti di forniture di beni e servizi. La forza di condizionamento della consorteria mafiosa ha portato, ormai, all’impietosa distruzione del tessuto imprenditoriale sano locale. Tutto questo in un territorio con 200mila disoccupati, con il Pil più basso d’Italia, con una ventina di comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi, e quasi 300 atti intimidatori contro amministratori e imprenditori dal 2001 al 2008.
La ‘ndrangheta parla con gli incendi e con le bombe. E, ancora oggi, su una vasta parte del territorio calabrese, lo Stato non è riuscito ad affermare la propria autorità. Le risorse economiche della Regione sono state saccheggiate, l’incuria ambientale è arrivata a livelli di guardia, avanzano solo devastanti speculazioni immobiliari e l’abbandono di intere aree degradate.
A Reggio Calabria, in particolare, la presenza mafiosa s’insinua nei palazzi del potere fin dentro i vicoli di Archi o Cannavò. Tra città e periferia sono quattordici i clan in attività. A questi fanno riferimento ventiquattro famiglie. Allargandosi, poi, alla provincia i numeri aumentano esponenzialmente con oltre cento locali di ‘ndrangheta, più di 7.000 affiliati, tra questi ben 255 sono donne, vale a dire il 3% del totale. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un’escalation di attentati culminati, il 3 gennaio 200, con la bomba davanti alla Procura Generale. Luogo strategico per un avvertimento chiaro e preciso.
Reggio è una città sotto assedio, con gli equilibri mafiosi che sono diventati sempre più fragili. Un Capoluogo di Regione che si stupisce quando, svegliandosi al mattino, non ha notizia di un qualche attentato. Oggi, il formarsi di nuovi equilibri all’interno dei principali gruppi, soprattutto nella Piana di Gioia Tauro, ha portato a una nuova ondata di violenza. Gli interessi in gioco sono molti: dal traffico di stupefacenti e di armi alle estorsioni, ma anche l'infiltrazione nell'economia locale attraverso il controllo e lo sfruttamento delle attività portuali. Non solo. Una delle più recenti operazioni di polizia, del dicembre 2009, ha dimostrato come la ‘ndrangheta s’interessasse anche del commercio di merci contraffatte provenienti dalla Cina. Nasce da questo clima illegale-affaristico la svolta terroristica, a suon di bombe e incendi. Intimidazioni che non puntano direttamente al racket delle estorsioni, ma vogliono impaurire, creare panico, per costringere gli imprenditori a svendere tutto a prezzi stracciati.
Per questo la vera libertà di impresa non può piegarsi a questa logica.
Per questo la Libertà non ha pizzo.
(Bi.Lar, 23 aprile 2010)