
di Gerardo Ausiello
NAPOLI (4 gennaio) - Dopo il bar distrutto, gli spari nelle vetrine del corso Umberto e del Borgo Orefici. Durante le festività natalizie a Napoli riesplode l’emergenza racket e i commercianti hanno di nuovo paura. I negozi devastati dagli emissari della malavita organizzata si trovano in pieno centro: alcuni nella strada delle gioiellerie, molti al Rettifilo e in altre vie dello shopping.
I segni delle minacce della camorra sono ancora ben visibili sui vetri, come monito, per chi dovesse decidere di ribellarsi, di non pagare, di denunciare, e per chi lo ha già fatto. In città si respira un clima di preoccupazione che, a tratti, si trasforma in terrore: è la sensazione che molti commercianti provano in queste ore pensando all’incendio doloso che ha distrutto il bar «Seccia», storico locale di via Monteoliveto, a pochi passi dalla Questura.
Il titolare ha dichiarato di non aver ricevuto minacce né richieste estorsive; in passato, però, fu tra gli imprenditori che denunciarono le pressioni e le richieste di tangenti del clan Prinno, un gruppo camorristico con base a Rua Catalana e rapporti ramificati con i cartelli criminali dei Quartieri Spagnoli e del rione Sanità.
Probabilmente il rogo al locale è direttamente collegato con il coraggioso gesto del titolare. La situazione è dunque grave e a lanciare l’allarme sono istituzioni e categorie produttive: «Siamo al corrente della recrudescenza del fenomeno estorsivo e stiamo lavorando senza sosta con il Comune e con le forze dell’ordine per mettere in campo nuove e più efficaci risposte - spiega il presidente della seconda Municipalità, Alberto Patruno - Non bisogna mai abbassare la guardia, i cittadini devono sentire in ogni momento la vicinanza dello Stato. Il nostro obiettivo è costruire una rete sempre più capillare in grado di proteggere i singoli che, da soli, non hanno gli strumenti per farsi giustizia».
Secondo Maurizio Maddaloni, presidente campano dell’Ascom-Confcommercio, «contro la camorra si combatte una battaglia quotidiana e non bisogna mai mollare. Ognuno deve fare la propria parte: le associazioni continuando la loro opera silenziosa ma efficace sul territorio, la giustizia assicurando la certezza della pena, le categorie produttive collaborando. Tutti insieme possiamo farcela».
Roberto De Laurentiis, presidente del consorzio Borgo Orefici, è categorico: «Non ci tiriamo indietro, siamo sempre in prima linea contro il racket e denunceremo ogni episodio, come abbiamo fatto in passato. Ci rincuora il rapporto di grande collaborazione con polizia e carabinieri che assicurano una presenza costante sul territorio garantendo l’incolumità degli esercenti».
Per Luigi Cuomo, fondatore e primo coordinatore delle associazioni antiracket, «la reazione rabbiosa dei clan dimostra che oggi più di ieri i commercianti stanno reagendo. Per questo scattano le repressioni che vanno dunque contrastate con il massimo impegno. Ma ci troviamo di fronte a segnali che fanno ben sperare: prima si pagava in silenzio, adesso i cittadini hanno più fiducia nello Stato, sono convinti che è possibile denunciare, sanno di non essere soli e vogliono liberarsi dalla morsa delle estorsioni per tornare a condurre una vita normale».
«Ciò - aggiunge - grazie allo sforzo compiuto in questi anni con la nascita delle associazioni e grazie al pieno supporto fornito in ogni circostanza dalle forze dell’ordine: lo dimostrano anche le iniziative eclatanti assunte nei giorni scorsi da polizia e carabinieri che hanno sfilato tra le strade di Napoli e dell’hinterland».