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Intervista a Michele Sorbera, Direttore Provinciale Confesercenti di Messina: “Non lasciateci soli”

A cura di Bianca La Rocca

La Confesercenti di Messina ha firmato un documento di denuncia su quanto sta accadendo in città, vuole dirci qualcosa di più?
La situazione nella città di Messina è veramente preoccupante. Nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad una serie di intimidazioni, alcune lievi, altre, come l’attentato al tritolo contro gli imprenditori Rizzo, molto gravi. Un’escalation che non ci lascia per niente tranquilli, in un territorio che, già nella provincia, ha parecchi punti di criticità.

A Messina, sono in molti a pagare il pizzo?
Non so il numero di quanti pagano il pizzo e non mi arrischio a dare delle stime come quelle uscite ultimamente che parlano di un 80% di commercianti e piccoli imprenditori. Registro un’altra situazione. Sicuramente vi è una richiesta estorsiva a cui le forze economiche non oppongono grande resistenza. Nel centro cittadino la situazione sembra più tranquilla. Più preoccupante, invece, il territorio periferico, le cui attività produttive subiscono un forte controllo da parte della criminalità.

Ed allora le tante intimidazioni come si spiegano?
Ci troviamo, grazie all’importante lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, intere famiglie mafiose scompaginate e ridimensionate e questo provoca una controreazione per mantenere o imporre il controllo del territorio. Purtroppo, e questo è il lato più inquietante, tali pressioni rischiano di trovare un terreno fertile, cioè privo di quegli anticorpi in grado di respingere gli attacchi.

Come Associazione di categoria, da sempre molto attenta ai fenomeni del racket e dell’usura, come pensate si debba reagire?
Come scriviamo nel documento gli operatori economici non possono essere lasciati soli, né possiamo illuderci che tutto debba essere demandato all’attività investigativa o dell’associazionismo antiracket, che rimangano sempre meritorie. Vi è la necessità di una forte presa di coscienza ed azione della società civile. Con questo spirito abbiamo accolto l’invito dell’Associazione industriale di Messina a fare fronte comune e abbiamo proposto la costituzione di un osservatorio con tutte le associazioni di categoria per avere un monitoraggio costante della situazione e per poter contrastare sul nascere qualsiasi infiltrazione di criminalità organizzata e mafiosa.

Questo rafforzerebbe la lotta al crimine?
Sicuramente, non dimentichiamo che solo uniti si vince. L’isolamento crea debolezza ed anche se a Messina non ci troviamo nelle situazioni di Palermo e di Catania, il disinteresse, soprattutto da parte delle Istituzioni, può portare a facili conquiste. Il nostro documento vuole lanciare un allarme, dire: stiamo tutti attenti.

Oltre alle intimidazioni, avete altri segnali preoccupanti?
Sì, è questo ci impensierisce ancor di più. Abbiamo più di una semplice sensazione che, anche a Messina, molte risorse illegali vengano ripulite e reinvestite in attività legali. Mi riferisco soprattutto al comparto della ristorazione. E poi i mercati ambulanti cittadini. Anche qui la situazione è grave. E’ nota, del resto, la vicenda del mercato di Zaera, ma illegalità grandi e piccoli si registrano in tutti i mercati cittadini.

Vi sono denunce?
Nemmeno una. Si ha paura. Si teme che il furgoncino venga incendiato e, quindi, di perdere l’unica fonte di reddito e poi non esiste alcuna forma di vigilanza per contrastare il fenomeno. Questo lo denunciamo da tempo.

Hai parlato delle famiglie catanesi, e quelle palermitane?
Storicamente Messina ha subito sempre un forte controllo da parte delle organizzazioni catanesi. I palermitani influenzano di più la zona tirrenica. Ripeto quanto è scritto nel documento: non possiamo rimanere indifferenti o sottovalutare la situazione. Per questo chiediamo che si riunisca al più presto il Consiglio comunale aperto a tutti i cittadini, gli operatori e le forze sociali. Solo in questo modo riusciremo ad evitare che forze criminali sempre più agguerrite riescano a prendere il controllo sull’economia cittadina.



Documento sulla recrudescenza del fenomeno estorsivo nella città di Messina

 

(approvato dalla Giunta della Confesercenti nella riunione del 16 novembre 2009)

Il grave attentato perpetrato ai danni dell’imprenditore Rizzo, oltre a provocare sdegno e suscitare solidarietà all’operatore economico colpito, comporta una riflessione attenta per la vile recrudescenza del fenomeno estorsivo che mira, da un lato, a creare panico e paura e, dall’altro, a dimostrare la forza della malavita organizzata sul territorio della città di Messina.

Si tratta, dunque, di un’azione intimidatoria che ha come obiettivo quello di impaurire al massimo gli imprenditori che non intendono soggiacere alla richiesta del “pizzo” e della “protezione” non voluta, e zittire quanti vorrebbero lavorare in tranquillità senza dover subire limitazioni nella loro libertà di impresa.

La Confesercenti ritiene che, per non lasciare soli gli operatori economici della città, allo straordinario impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, e alla meritoria presenza dell’associazionismo antiracket, debba accompagnarsi una forte e visibile azione unitaria della società civile.
Per tale motivo accoglie l’invito dell’Associazione industriali di Messina a fare fronte comune, e propone la costituzione di un tavolo tra tutte le Associazioni di categoria, per monitorare costantemente la situazione e contrastare la criminalità organizzata e le infiltrazioni mafiose.

La Confesercenti condivide, infine, la proposta di riunire in seduta straordinaria il Consiglio comunale, aperto alla partecipazione dei Quartieri e delle forze sociali, per individuare le iniziative utili ad evitare che forze criminali possano esercitare il controllo sul territorio e sull’economia cittadina.