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RACKET USURA CORRUZIONE. TRE REATI CONTRO L'ECONOMIA E LO SVILUPPO. ASSEMBLEA NAZIONALE DI SOS IMPRESA-RETE PER LA LEGALITA'
Il racket e l’usura sono due reati contro il sistema economico nazionale.
Sono stati questi, gli argomenti affrontati dall’Assemblea Nazionale di SOS Impresa – Rete per la Legalità, svoltasi giovedì 7 giugno, alla presenza di Domenico Cuttaia, Commissario Nazionale antiracket e antiusura, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Maurizio De Lucia, Procuratore della Repubblica di Messina, Antonello Ardituro, componente del CSM.
Negli anni ’90 furono varate due leggi nazionali, che rappresentano anche un sistema di solidarietà e sostegno alle imprese colpite da questi due crimini. Due Leggi approvate per salvare l’economia nazionale dai rischi di infiltrazione e condizionamento del mercato: la legge 108/96 e la Legge 44/99. Due strumenti importantissimi che hanno segnato una svolta concreta ed incisiva nella battaglia contro l’estorsione e l’usura. Sono trascorsi due decenni da quelle due leggi. È cambiato il mondo da quel decennio. E sono cambiate anche le mafie, sempre più impresa e sempre meno violenti.
Le denunce da parte delle vittime non aumentano, anzi diminuiscono. Abbiamo indagato presso i nostri centri di ascolto e tra i nostri volontari sui vari territori, i quali raccontano una sofferenza diffusa, mentre si fatica sempre più a convincere quelli che rivelano di essere sotto estorsione o sotto usura.
Purtroppo è diventato più facile farsi dire che vivono nel problema – ha denunciato Luigi Cuomo, Presidente Nazionale - mentre è diventato più difficile convincerli a denunciare”.
Uno dei motivi più gravi e determinanti che SOS Impresa ha rilevato è la sempre più crescente sfiducia verso lo Stato, verso le Istituzioni, le Forze dell’Ordine e, anche, verso il più generale mondo dell’antimafia e dell’antiracket attraversato da scandali e indagini che toccano, a torto o a ragione, simboli ed icone nazionali che fino a qualche anno fa erano paladini dell’onestà e dell’impegno antimafia. In questo quadro, naturalmente, diventa tutto più difficile. Anche denunciare e mettere la propria sicurezza personale e il proprio futuro di imprenditore nelle mani di chi non gode più della tua fiducia.
Noi continuiamo la nostra battaglia per scelta anche etica, perché se smettessimo di impegnarci nella prevenzione e nel contrasto al racket e all'usura, se smettessimo di coltivare rapporti di collaborazione con le forze dell'ordine, con la magistratura e se smettessimo di essere saldamente piantati da questa parte della barricata, potremmo anche rischiare che “qualcuno” possa pensare che forse è arrivato il momento di vendicarsi. Non sono pochi i soggetti che hanno scontato anni di carcere e si sono visti sequestrare patrimoni immobiliari molto importanti e che coltivano, anche in silenzio, l'ambizione di vendicarsi e noi non possiamo e non dobbiamo correre questo rischio. Non solo per noi, ma anche per tutti quelli che nel corso di questi anni abbiamo convinto a denunciare. Ma per farlo, dobbiamo capire, adeguare il nostro agire resistere e comunque non fermarsi.
“Anzi dobbiamo estendere e potenziare il nostro impegno oggi anche contro la corruzione, ha concluso Luigi Cuomo, dobbiamo cercare nuovi compagni di viaggio e sollecitare maggiormente la politica e le istituzioni a farsi carico del rischio che il nostro Paese corre attraverso questi reati a danno della libertà e della democrazia. Di tutti”.
8 giugno 2018


Documenti integrali presentati all'Assemblea