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PANORAMA/'Omissis 01', la storia di una pentita di camorra
Fabrizio Capecelatro presenta la testimonianza diretta di Rosa Amato, diventata camorrista per vendicare il fratello ucciso dai Casalesi

Andrea Bressa - 11 maggio 2018
Dopo Lo spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando (Mursia, 2013) e Il sangue non si lava – Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti (ABEditore, 2017), il giornalista Fabrizio Capecelatro propone un nuovo libro che parla di camorra. Si chiama Omissis 01 (edito da Tralerighe) ed è la storia di Rosa Amato, ex camorrista di Santa Maria Capua Vetere, figlia del boss Salvatore Amato, che nel 2010 ha deciso di iniziare a collaborare con la giustizia.
Un diario in prima persona
Chi parla in questo libro è la stessa Rosa Amato. Il contributo di Capecelatro (come negli altri suoi lavori) è stato quello di effettuare una rielaborazione giornalistica delle memorie della protagonista, cioè il diario scritto dalla Amato durante i mesi di isolamento in carcere. Pregevole il risultato: Capecelatro è stato in grado di mantenere una presenza discreta, donando una voce genuina al racconto.
Di cosa parla Omissis 01
Quella di Omissis 01 è una storia talmente particolare che potrebbe benissimo essere scambiata per la sceneggiatura di un film. Prima del 1999 il clan Amato non esisteva. La sua nascita, secondo il racconto, è il frutto del desiderio di vendetta. Il 19 marzo del ’99, infatti, il ventunenne Carlo Amato, fratello di Rosa, veniva ucciso in una rissa in discoteca. I colpevoli non sono mai stati scoperti a causa della mancanza di testimonianze: chi era presente in realtà non ha avuto il coraggio di parlare. Un muro di omertà ha lasciato impuniti gli assassini, che secondo la famiglia Amato sono da individuare in alcuni esponenti del clan dei Casalesi. Data l’impossibilità a procedere per le forze dell’ordine (niente prove, niente testimoni) e la mancanza di sostegno da parte del resto dei cittadini, ecco che Salvatore Amato e i suoi familiari decidono di farsi giustizia da soli, creando il proprio clan e provando a dare fastidio ai Casalesi sul loro stesso terreno. Non solo: iniziare a delinquere, raccogliendo scagnozzi e potere sul territorio, significa anche incutere timore e guadagnare rispetto fra la popolazione di Santa Maria Capua Vetere, rea di essere rimasta in silenzio proteggendo gli assassini di Carlo. È così che Rosa si è ritrovata improvvisamente a passare da normale e onesta ragazza, fra l’altro con l’ambizione di diventare avvocato, a vera e propria criminale.
L’arresto e il pentimento
Il clan Amato è riuscito in una decina d’anni ad assicurarsi un ruolo significativo nella camorra casertana. Ma nel 2009 una serie di arresti ha minato il loro potere. Anche Rosa è finita nelle maglie della giustizia, scontrandosi con la drammatica realtà del carcere e con il dolore di dover abbandonare la madre e soprattutto sua figlia. Toccanti e stimolanti sono le sue memorie in cella: la vita da reclusa, la solitudine, la riflessione sulle proprie scelte, la ricerca di una seconda possibilità per sé e per sua figlia. È così, in quelle condizioni, che Rosa matura la decisione di dare una svolta alla propria vita, diventando collaboratrice di giustizia.
Cosa lascia questo libro
La storia di Rosa Amato sottolinea come la criminalità organizzata, con la sua influenza, sia molto spesso più vicina di quanto possiamo pensare. La mafia può entrare nella vita di ciascuno di noi in qualsiasi momento e nei modi più inaspettati, stravolgendo le nostre esistenze. Per questo è necessario tenere alto il livello di allerta ed è fondamentale, come dimostra il lavoro di tanti giornalisti, continuare a parlare, leggere, scrivere e raccontare di mafia.
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Omissis 01
di Fabrizio Capecelatro
(Tralerighe)
152 pagine
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