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LA LEGGE 108/96. VENTI ANNI DOPO

di Lino Busà

Sono trascorsi più di venti anni dall'approvazione della Legge Antiusura.

Da quel marzo del 1996, quando, a Camere sciolte per l'interruzione della Legislatura, il Parlamento si riunisce in via straordinaria per approvare definitivamente la Legge 108.

Noi di SOS Impresa eravamo lì. A Piazza Montecitorio con un grande treno di cartone, del tutto simile a quello che per una settimana aveva attraversato l'Italia per dare voce alle vittime, per richiamare le Istituzioni e la politica alle sue responsabilità.

20 anni sono un lasso di tempo significativo che può consentirci di trarre un bilancio di quella conquista, alla luce della sua concreta attuazione.

E non può che essere un bilancio in chiaroscuro.

Certo non potevamo aspettarci che la semplice approvazione di una legge, potesse sradicare un reato antico e diffuso come l'usura, connaturato nella società e nell'economia, ma è evidente che la L. 108/96 ha mostrato la corda soprattutto negli obiettivi e nelle aspettative, che si erano create in quella primavera del '96.

Quattro gli obiettivi che avevamo messo nel mirino:

*        far emergere il reato incentivando il ricorso alla denuncia penale;

*        aiutare le vittime del reato al reinserimento sociale ed economico;

*        rendere più efficiente il ricorso alla prevenzione attraverso un sistema di solidarietà;

*        configurare con più precisione il reato per rendere più celere l’azione penale.

Su tutti questi obiettivi, dobbiamo dire con chiarezza che il risultato è deficitario.

Certo l'approvazione della legge ha consentito la creazione di un vasto movimento di solidarietà e, in tutta Italia, sono nate e cresciute Fondazioni, Sportelli di aiuto, iniziative di comunicazione, prevenzione ed aiuto alle vittime. In collaborazione con molte amministrazioni locali si sono realizzate iniziative di supporto alle vittime. Ma ciò non toglie che il sistema di prevenzione e di solidarietà previsto dalla legislazione si è rivelato inadeguato e ha mostrato un logoramento che vanifica le aspettative aperte con la Legge.

Soprattutto due aspetti non hanno retto alla prova dei fatti:

*        non si è dato un contributo a far emergere il reato di usura nella sua reale portata “criminale”;

*        non aiuta le vittime alla denuncia e soprattutto al reinserimento sociale.

Anche nel campo della lotta al racket, permangono criticità importanti. Come per l’usura, la denuncia non è diventata un fenomeno di massa, pur in presenza di un articolato movimento antiracket, un’iniziativa investigativa senza precedenti, ed una maggiore consapevolezza di imprese ed opinione pubblica.

Diverse, però, le ragioni di queste difficoltà prima fra tutte il fatto che l'usura e un fenomeno in continua evoluzione, poliedrico, fortemente intrecciato con le mutazioni economiche e sociali, le politiche monetarie e gli stili di vita, la congiuntura economica e la precarietà.

 L'usura di oggi ha aumentato la sua pericolosità sociale, perché è uscita dai bassifondi della marginalità e, complice la crisi economica, ha aggredito nuovi strati sociali, imprese e famiglie.

Le usure hanno avuto la capacita di adattarsi ai luoghi e ai diversi contesti sociali, mostrando diverse facce a seconda delle situazioni. All’usuraio classico, il cravattaro come viene definito in gergo, si sono aggiunti nuovi attori del credito illegale: reti professionalizzate, organizzazioni usuraie e usurai mafiosi. Presenze inquietanti che hanno acutizzato le situazioni, rendendo, nel contempo, sempre più difficile l’individuazione del reato e il contrasto Da qui il crollo delle denunce, numericamente di gran lunga inferiori a quelle precedenti l’approvazione della Legge 108.

L’usura, pertanto, continua a crescere in una dimensione sommersa, benché i suoi attori siano, in qualche misura, personaggi pubblici, conosciuti nel territorio e nella comunità degli affari. Ed anche se siamo ben consapevoli che la legislazione non è sufficiente a determinare un cambio di passo, riteniamo opportuno, alla luce delle concrete esperienze maturate in questi venti anni, una sua radicale revisione.

Dobbiamo riflettere, chiarire e correggere e valutare attentamente i punti di forza e le criticità, impegnandoci in uno sforzo collettivo di revisione e di riforma. Il ventennale deve rappresentare il momento per rimotivare tutte quelle forze sociali che si sono impegnate nell’approvazione della Legge.

Per SOS Impresa i punti salienti su cui avviare il confronto sono tre:

*        Dare priorità all’attività di prevenzione;

*        Investire sulla Convenienza della denuncia;

*        Attuare una serie di misure di “tutoraggio” e di “counselling” al fine di un reale reinserimento sociale e lavorativo.

Tre obiettivi che possono essere raggiunti attuando un mix di intervento legislativo e disposizioni dell’Ufficio del Commissario antiracket e antiusura, a partire dall’esperienza attuativa della Legge.

L’Authority, inoltre, dovrebbe svolgere un costante monitoraggio dei reati, dei procedimenti giudiziari e delle azioni di sostegno, diffondendo buone pratiche di accompagnamento, sensibilizzando alla denuncia, contribuendo a formare il personale dello Stato, creando interscambi operativi con l'Autorità giudiziaria, e migliorando il rapporto di collaborazione con le vittime e con il volontariato non profit.

Potrebbe, inoltre, redigere un Rapporto Annuale che, al di là delle statistiche, indichi le tendenze in atto, l’evoluzione dei reati e le strategie di infiltrazione mafiosa, da sottoporre all’assemblea delle associazioni accreditate.

Sos Impresa-Rete per la Legalità ha già presentato alcune proposte dettagliate in questo senso nel luglio del 2015, auspichiamo che si pervenga ad una rapida definizione ed approvazione di programmi concreti da realizzare in tempi utili.