Generale
MAFIE, CAMORRE E GENERI DI CONTORNO

di Bianca La Rocca

 Il 2016 si è aperto con una serie importante di provvedimenti normativi, di pronunce giudiziali e di operazioni di polizia che, se letti in maniera sistematica, danno senza dubbio conto di come le Istituzioni nazionali abbiano riservato al contrasto alla criminalità organizzata un ruolo di assoluto rilievo, facendo convergere il proprio operato verso obiettivi comuni.

Si apre con queste parole la Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia in riferimento ai dati del primo semestre del 2016, presentata nel gennaio scorso.

Nell’importante documento di analisi, vengono riepilogati i dati sull’andamento della criminalità organizzata a livello nazionale, con particolare attenzione alle quattro grandi organizzazioni mafiose, ma senza trascurare le altre forme di criminalità organizzata presenti sul territorio nazionale.  

In linea di continuità con le precedenti relazioni, la relazione pone particolare attenzione, “oltre che sulle connotazioni strutturali delle principali manifestazioni criminali nazionali e straniere, anche sui modus operandi adottati dalle organizzazioni, richiamando le tecniche e i sofisticati meccanismi scoperti, in particolare, nel corso delle investigazioni condotte su casi di riciclaggio o che abbiano disvelato infiltrazioni negli appalti o negli enti pubblici locali”.

Nei primi sei macro-capitoli che compongono la Relazione, per un totale di oltre trecento pagine, vengono analizzate le ultime operazioni che hanno riguardato la criminalità mafiosa siciliana, calabrese, campana, pugliese, lucana, o di altra matrice nazionale ed estera. Per ciascun fenomeno sono state osservate le “Proiezioni territoriali”, classificate su base Provinciale, in relazione all’area geografica di radicamento dell’organizzazione criminale, e le sue proiezioni in altri territori nazionali ed esteri.

Il settimo e l’ottavo capitolo affrontano le problematiche legare agli “Appalti pubblici” e al “Riciclaggio”, e infine, il decimo ed ultimo capitolo, propone ai lettori e agli addetti ai lavori le possibili “Linee evolutive del fenomeno mafioso”, suggerendo una conseguente “Strategia di contrasto”.

In linea generale, la Relazione, da un lato, evidenzia lo straordinario lavoro svolto dalla Dia, dalle forze di polizia nell'azione di contrasto alle mafie, ma che sembra intaccare solo in minima parte la straordinaria potenza delle mafie e delle altre organizzazioni criminali che, come l’Araba Fenice, risorgono dalla proprie ceneri, si rigenerano e rafforzano, pronti ad entrare in contatto quelle "sinergie professionali" che nella relazione vengono chiaramente indicate come persone estranee alla organizzazione criminale, ma "il cui operato diventa però funzionale, se non addirittura necessario, alla sopravvivenza e al rafforzamento della compagine criminosa".

Da qui la necessità di rafforzare la lotta, non solo contro le mafie, ma anche con quella parte della società civile, con la faccia pulita, che la contornano e ne traggono profitti, pur non aderendo organicamente al clan o alla famiglia.

Direzione Investigativa Antimafia – Relazione - I Semestre 2016

Direzione Investigativa Antimafia – Relazioni semestrali