
Uno degli aspetti meno conosciuti e pubblicizzati del cosiddetto "DL Sicurezza" è la scure del Governo che si sta abattendo su Enti e Associazioni, parti civili in molti processi, e che abbiano ottenuto una sentenza di condanna al risarcimento del danno nei confronti di organizzazioni mafiose. D'ora in avanti, infatti, questi soggetti (gli entri territoriali, le associazioni antiracket, etc.) non potranno più accedere al fondo (alimentato con i beni confiscati alla mafia) previsto dalla legge 512 del '99. Conseguenza: potranno solo iniziare l'esecuzione nei confronti dei mafiosi, ammesso che lo Stato - come normalmente avviene - non abbia già loro sequestrato tutto il patrimonio (che finisce in quel fondo, a cui, da oggi, non si può più accedere).
In sostanza si rende del tutto inutile la vittoria per tutti gli enti che si costituiscano parte civile nei processi di mafia.
E' un bel contributo a lasciare sempre più sole le vittime di mafia nei processi penali, che non avranno più tanto da sperare che qualcuno si costituisca al loro fianco. In sostanza si rende del tutto inutile la vittoria per tutti gli enti che si costituiscano parte civile nei processi di mafia. E' un bel contributo a lasciare sempre più sole le vittime di mafia nei processi penali, che non avranno più tanto da sperare che qualcuno si costituisca al loro fianco.
Anche per Lino Busà, Presidente di Sos Impresa, questa norma provocherà un isolamento dell’imprenditore costretto a pagare il pizzo o a vendersi all’usura.
Di fatto, uno delle azioni più rilevanti di mobilitazione sociale e istituzionale contro la mafia è stata tolta a tutte le associazioni antiracket ed antiusura. Viene diminuito e limitato il ruolo sempre più incisivo sia di contrasto sia di solidarietà che le istituzioni locali sono venute assumento attraverso il loro costituirsi parte civile nei giudizi penale e civile. Il colpo che si dà all’idea e alla prassi del costituirsi parte civile e il conseguente rinculo verso l’omertà vengono a cadere in un contesto sulla cui gravità si è levato un autorevole e drammatico allarme usura per le imprese: il governatore della Banca di Italia, nell’audizione del 22 luglio scorso davanti alla Commissione Antimafia, ha spiegato come la recessione costituisca una grande occasione per i riciclaggi del potere mafioso e della grande criminalità economica e come le imprese siano “più facilmente aggredibili anzitutto ma non solo attraverso l’usura” a causa dell’”inaridirsi dei propri flussi di cassa” e del “cadere del valore di mercato del proprio patrimonio”.
Avv. Fausto M. Amato