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DAL 4 NOVEMBRE IN LIBRERIA IL CLAN DEGLI INVISIBILI DI GIOVANNI TIZIAN
Nel Clan degli Invisibili Giovanni Tizian riesce a delineare, attraverso il vissuto autobiografico e la conoscenza diretta di ambienti e personaggi, un quadro realistico e insieme terrificante dell’attuale «età dell’oro» della ’ndrangheta e del prezzo pagato ogni giorno da chi, ascoltando solo la voce della propria coscienza, sente l’irrinunciabile dovere di raccontarla.

San Michele, Calabria, metà anni Novanta. Nella piazza del paese, sei ragazzi giocano a pallone con una testa umana mozzata. Fedeli al destino che i padrini hanno scritto per loro crescendoli a pane e violenza. Saranno i boss della nuova ’ndrangheta, quella che, in giacca e cravatta, traghetterà la «famiglia» dall’Aspromonte nel mercato globale.
Gigi «Carne di porco», consulente finanziario a Milano. Ciccio «il Bianco», proprietario terriero in Colombia. Giampaolo «Bulgari», immobiliarista in Costa Azzurra. Francis «u Spice», titolare di una catena internazionale di ristoranti. Simone «u Dutturi», uomo politico. E Demetrio, «il Signorino», rimasto in Calabria a muovere i fili dell’organizzazione. Pur lontani i sei compari sono indissolubilmente legati dal giuramento «d’onore» al clan De Pasquale, una cosca che si è trasformata in un comitato d’affari e gestisce i propri traffici con la spietata arroganza di chi si sente intoccabile, grazie alla connivenza o alla complicità di persone insospettabili, manager di spicco, e persino «servitori dello Stato».
Poi, un giorno, accade qualcosa. In una Bologna divenuta preda, ancora inconsapevole, della criminalità organizzata, Libero e Luigi, due giornalisti che hanno fatto dell’impegno civile una ragione di vita, con le loro inchieste sulle infiltrazioni mafiose al Nord riescono a tracciare la mappa dell’impero De Pasquale e minacciano di strappare la maschera dal volto degli Invisibili.
La risposta è immediata e terribile: il clan, per l’occasione, non esita a rispolverare i vecchi metodi e a far scorrere il sangue. Libero, che assiste impotente all’omicidio dell’amico, si trova a dover compiere una scelta drammatica ma, in qualche modo, obbligata: cedere al dolore, alla paura, e rassegnarsi all’immutabilità delle cose, oppure continuare a denunciare il lato oscuro del potere, accettando una sfida mortale in cui il confine tra sete di vendetta e desiderio di giustizia diventa sempre più labile e la posta in gioco sempre più alta.
In un crescendo di colpi di scena, muovendosi fra Bologna, la Calabria e Marsiglia, Libero trova nuove piste e insegue gli assassini, affrontandoli a viso aperto. A sostenerlo, in questa guerra ormai solitaria, l’amore e il coraggio di due donne: Francesca, sorella premurosa oltre che colonnello dell’Antimafia, e Daniela, l’amica di sempre.

Giovanni Tizian (Reggio Calabria 1982), giornalista dell’«Espresso», ha iniziato pubblicando sulla «Gazzetta di Modena» le sue prime inchieste, con cui nel 2012 ha vinto il premio per i giornalisti di provincia «Enzo Biagi». Ha collaborato con il mensile «Narcomafie» e il portale stop’ndrangheta.it. Sempre nel 2012 gli sono state assegnate la menzione speciale al premio «Biagio Agnes» e la Colomba d’oro per la pace. Ha pubblicato il saggio-inchiesta Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (2011) e, da Mondadori, La nostra guerra non è mai finita (premio Gian Piero Orsello - Città di Civitavecchia, 2013).

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