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Reggio Calabria: le mani della ‘ndrangheta sulle imprese della Calabria

Il 16 febbraio scorso presso la Sala Giuditta Levato del Palazzo del Consiglio Regionale della Calabria, S.O.S. Impresa, l’Associazione antiracket di Confesercenti che conta l’adesione di circa 70 imprenditori, ha presentato le attività e il rapporto “Le mani della criminalità sulle imprese”.
Focus Calabria è il sottotitolo e, infatti, questo rapporto riprende ed amplia i riferimenti dedicati a questa regione contenuti nell’XI Rapporto Annuale di SOS Impresa già presentato a Roma lo scorso ottobre.
Il lavoro analizza e approfondisce le conseguenze economiche e sociali dei fenomeni criminali, articolandosi in tre parti relative al reato di estorsione, a quello di usura ed alla presenza della ‘ndrangheta, in relazione soprattutto a comparti dell’economia quali l’edilizia, gli appalti, i rifiuti e l’agroalimentare. A completare il quadro una serie di proposte e suggerimenti sui quali si erge un invito alla riflessione pubblica.
Ad introdurre i lavori Rocco Raso, presidente reggino di SOS Impresa che, dopo un excursus sui dodici anni di attività a Reggio Calabria dell’associazione che presiede, ne ha sottolineato gli obiettivi, ovvero la promozione di ogni strategia di difesa e contrasto ed il sostegno economico alle vittime. “Ma soprattutto questa associazione vuole essere uno strumento per combattere l’isolamento di chi denuncia, attraverso l’associazionismo”.
Ad illustrare il rapporto nel dettaglio è stato invece il presidente nazionale Lino Busà, il quale ha precisato subito l’intento del rapporto e quindi dell’associazione: “dare l’ordine di grandezza tra impresa e criminalità”. La lettura dei dati avulsi non dà un quadro realistico della situazione, perciò nello studio sono stati inseriti degli “indici di pericolosità sociale” che, tenendo conto dei c.d. reati sintomatici, e cioè degli attentati e intimidazioni ai danni di commercianti e imprenditori, ribaltano le graduatorie statistiche generalmente note non prevedendo più ai primi posti le grandi città quali Napoli o Roma, ma evidenziando come siano proprio le città calabresi ad occupare i primi posti. E, questo adattamento realistico dei dati vale sia per i reati di estorsione che per quelli di usura.
Secondo i dati di SOS Impresa, in Calabria sono 15.000 (con un costo di 900 milioni di euro) le imprese sottoposte ad estorsione e 10.000 (per 720 milioni di euro) quelle coinvolte in relazioni usuraie che, unite a fenomeni quali le truffe, il contrabbando ed altre attività criminali, totalizzano un giro d’affari annuo di circa 1,7 miliardi di euro. Ma mentre l’estorsione si conferma il reato tipico della criminalità organizzata, al punto da poter essere definito “tassa della mafia”, le cui modalità di pagamento variano dal pagamento concordato, al contributo una tantum, alle dazioni in natura fino al c.d. “cavallo di ritorno”; diverso appare il fenomeno dell’usura il cui record per numero di commercianti coinvolti è detenuto dalla Campania (con 30.000 commercianti), mentre il più alto rapporto attivi/coinvolti spetta alla Calabria (31,40% di commercianti coinvolti sul totale attivi).
Soffermandosi poi sul reato di usura, Busà ha insistito su come la sua identificazione con il fenomeno della criminalità organizzata sia un luogo comune. Solo in Calabria e nel napoletano, infatti, i due fenomeni appaiono legati, è perciò necessario che la politica ne tenga conto perché in territori come la Calabria il controllo del territorio e la certezza della pena sono indispensabili, ed una loro assenza disincentiva la denuncia. La politica, dunque, deve concretamente determinare la convenienza nel denunciare.
Le denunce per estorsione in Calabria dal 2002 al giugno del 2008 sono state più di 3.000, è bene comunque ricordare però che in Calabria spicca una minore propensione alla denuncia, tanto per i reati di estorsione che di usura, perciò un quadro più verosimile dell’incidenza del fenomeno estorsivo nella regione non può fondarsi sui reati effettivamente denunciati. Dati destinati a divenire ancora più risibili se guardiamo alle denunce dei reati di usura.
Presente anche il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Giuseppe Bova, il quale dopo essersi soffermato sull’importanza di iniziative come quella odierna dopo anni di silenzio e sottovalutazione del fenomeno mafioso, ha ripercorso i passaggi della sua Amministrazione verso una direzione giusta e di contrasto alla criminalità organizzata. Dall’approvazione della Legge Antiracket presentata lo scorso ottobre, alla riconversione del denaro risparmiato con i tagli ai costi della politica e riconvertito con l’assunzione dei migliori laureati, con particolare riferimento alla forma di garanzia che la Regione ha ritenuto dovesse tradursi nell’esclusione di quanti avessero avuto un grado di parentela con i politici regionali. Ha infine rassicurato i calabresi in merito alla volontà di questa dirigenza regionale di voler essere più severa con chi delinque, ma senza abbassare la soglia delle libertà di tutti, garantendo cioè la massima serenità ai cittadini calabresi.
E per la politica e le istituzioni sono intervenuti il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Luigi De Sena, i membri della stessa Elio Belcastro e Mario Tassone, il Vice Prefetto di Reggio Calabria Vincenzo Covato.
In platea, gli alti esponenti delle Forze dell’Ordine tra cui l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto, ma anche parte delle associazioni di categoria, tra cui la Cgil, e dell’associazionismo, tra cui Libera, pronte ad accogliere l’invito per aprire a Reggio ed in Calabria una nuova strada verso la liberazione della regione.

Libera Informazione, 16 febbraio 2009

L'intero rapporto Sos Impresa Calabria - Le mani della criminalità sulle imprese può essere richiesto inviando un e-mail a Bianca La Rocca