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Ossigeno per l'informazione/Rapporto 2012. Dai 30 giornalisti minacciati del 2006 ai 325 del 2011. E non sono tutti
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Ancora cinque anni fa, le intimidazioni nei confronti di giornalisti apparivano rare ed isolate poi l’osservatorio ha cominciato a contarle e a registrare nomi e cognomi. Ma un lato rimane in ombra.

OSSIGENO – 22 marzo 2012 - Fra il 2006 e il 2008 si sono registrati mediamente 20 episodi di intimidazione o minaccia ogni anno: tanti ne ha contati Ossigeno per l’Informazione in seguito ad una osservazione indiretta fatta attraverso la lettura dei comunicati di solidarietà e i ritagli di giornale disponibili.

Poi, nel 2009, Ossigeno ha cominciato a fare una ricerca più attiva dei casi, e ha scoperto che il fenomeno è più esteso. Nel 2010 le intimidazioni accertate nominativamente sono state 54. Nel 2011 sono state ben 95. L’aumento è dovuto in buona parte al cambiamento del metodo di osservazione, alla ricerca più attenta, più attiva e sistematica dei casi.

I giornalisti coinvolti sono tantissimi. Il loro numero è aumentato di undici volte in cinque anni: dai 30 del 2006, ai 150 del 2009, ai 250 del 2010, ai 324 del 2011.

Il lato in ombra. Quanto è esteso in Italia il fenomeno delle intimidazioni ai giornalisti? Ha le dimensioni allarmanti che abbiamo indicato con queste prime cifre? O in realtà è più vasto? Ossigeno ha approfondito la questione e ha concluso che indubbiamente il fenomeno è molto più esteso, ma è difficile da valutare quanto, perché un lato è intenzionalmente tenuto in ombra con la violenza: perché una delle finalità di chi intimidisce i giornalisti è proprio quella di nascondere all’opinione pubblica queste violenze e questi abusi, che perderebbero efficacia se fossero conosciuti.

Ancora i giornalisti che riescono a rompere il silenzio fanno parte di una esigua minoranza. Secondo le stime di Ossigeno, per ognuno che ci riesce, che vince la paura, almeno altri dieci subiscono l’imposizione del silenzio.

Il trend. Che cosa è cambiato dal 2010 al 2011. Alcuni episodi accaduti nel 2011 sono stati gravissimi: in particolare, le nuove minacce di morte indirizzate in due riprese a Lirio Abbate, e l’assalto alla redazione del quotidiano Metropolis di Castellammare di Stabia seguito da un raid che ha impedito agli edicolanti la vendita del giornale. Numerose sono state le aggressioni fisiche a cronisti, fotografi, operatori televisivi impegnati a seguire fatti di cronaca. C’è stato uno stillicidio di minacce, lettere minatorie, invio di proiettili. Alcune sentenze clamorose hanno confermano le difficoltà che nascono da una normativa lacunosa e arretrata: la condanna in appello del blogger Carlo Ruta per il reato di stampa clandestina; la condanna della pubblicista di Enna, Giulia Martorana, a venti giorni di carcere per favoreggiamento, per non aver rivelato la fonte delle notizie; la condanna per diffamazione di tre giornalisti di Pescara a un anno di detenzione senza condizionale. L’insieme dei casi descrive una crescente intolleranza per il lavoro di cronaca e di inchiesta dei giornalisti. – DAL RAPPORTO OSSIGENO 2011/2012 pubblicato dalla rivista Problemi dell’Informazione (Il Mulino)