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Inchieste, mafia e malavita. Da Tizian ai Casamonica di Silvia Balducci
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di Silvia Balducci

ROMA - La criminalità organizzata non è più un problema da relegare al Sud. Per questo il giornalista Giovanni Tizian sta portando il suo libro "Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea" in giro per l’Italia. Ieri, il collaboratore della Gazzetta di Modena, Narcomafie e Liberainformazione, sotto scorta dal 22 dicembre, si è fermato a Roma. Un dibattito che in altri momenti sarebbe passato quasi inosservato. A renderlo estremamente attuale proprio nella capitale è l’impennata, registrata negli ultimi mesi, di episodi di violenza e di reati spia come usura, estorsioni, racket e operazioni finanziarie sospette.

Cascini: Tizian svela i retroscena. «Il libro di Tizian dà fastidio perché unisce i fatti svelandone i retroscena e rompendo l’illusione di poter confinare certi reati sotto la linea gotica, ovvero a sud». Con queste parole il magistrato Giuseppe Cascini della Direzione distrettuale antimafia di Roma e segretario dell’Associazione nazionale magistrati commenta il lavoro del giornalista.

La criminalità organizzata a Roma. Nella capitale i dati sono allarmanti: 6mila i commercianti che pagano il pizzo (dati Sos Impresa), 293 i beni confiscati fino a settembre 2010, 211 le licenze concesse alle attività di “compro oro” fino ad ottobre 2011, 2473 le operazioni finanziarie sospette (dati della Banca d’Italia relativi agli ultimi sei mesi), 35 gli omicidi in un anno senza contare le gambizzazioni e i quasi 30mila commercianti usurati (dati Sos Impresa). Ai dati si aggiungono i fatti riportati dalla cronaca recente. Il 24 gennaio scorso la Procura di Roma ha rinviato a giudizio 28 persone appartenenti ad una cosca collegata al clan della ‘ndrangheta Alvaro. Lo stesso giorno la maxiconfisca per oltre mezzo milione di euro operata dai finanzieri del comando provinciale della capitale ad alcuni membri della famiglia Casamonica. «A Roma la criminalità organizzata si intreccia con il tessuto malavitoso locale, impegnato nella gestione di attività quali usura estorsioni e traffico di stupefacenti – spiega il magistrato Cascini - La sfida è, dunque, capire come la criminalità organizzata si lega a quella locale e in quali settori del tessuto produttivo romano si indirizzano gli investimenti di capitale mafioso».

Libertà di stampa in Italia. La criminalità organizzata rappresenta una grave minaccia anche per il mondo dell’informazione. Lo conferma l’ultimo rapporto sulla libertà di stampa presentato da Reporter Senza Frontiere. L’Italia figura al 61° posto, in coda a paesi come Haiti, Bosnia Erzegovina e Guyana, dodici posizioni in meno rispetto alla classifica 2010-2011. Tra le ragioni fondamentali di questa retrocessione il consistente numero di giornalisti minacciati dalle mafie. Fino a novembre scorso, Reporter Senza Frontiere ha rilevato 12 casi. Secondo i dati dell’Osservatorio Ossigeno sull’informazione a gennaio i giornalisti sottoposti a minacce o intimidazioni sarebbero già 5. La storia di Tizian, dunque, non è un caso isolato, ma è una storia che racconta un’emergenza che riguarda tutto il paese. Anche le regioni e i comuni finora considerati insospettabili.

Venerdì 27 Gennaio 2012 - 16:27 Ultimo aggiornamento: Sabato 28 Gennaio - 12:52

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