
Catania- Non si ferma l’onda d’urto che dal 16 gennaio ha paralizzato la Sicilia. La protesta però sembra subire un freno. Il movimento dei Forconi lancia le proprie richieste al governo Monti in vista dell’incontro ce si terrà la settimana prossima tra il presidente del consiglio e Raffaele Lombardo. Tra le richieste,una "moneta popolare", il blocco dei prodotti agricoli esteri, l'energia elettrica a 0,030 euro e gasolio e benzina a 0,70 euro. I Forconi chiedono poi l'attuazione dello Statuto siciliano,la rimodulazione del programma di sviluppo regionale,fondi e accesso al credito,blocco dei debiti Equitalia e Serit, burocrazia più snella.
Le strade sono ancora bloccate e i tir non transitano, mentre supermercati e benzinai hanno il tutto esaurito e in molti casi hanno dovuto abbassare le saracinesche. Alcuni commercianti, nella parte orientale dell’isola, sono stati costretti in maniera violenta ad abbassare le saracinesche. Mentre sono partiti i furti a quelli rimasti, auto incluse. Brucia il tricolore, mentre viene issata la trinacria e il forcone a tutto spiano. Fumata nera per l’incontro tra il movimento e il presidente Raffaele Lombardo e dei prefetti di Catania e Palermo. Anche se lo sciopero potrebbe essere revocato, mentre in origine era stato prorogato fino al 25 gennaio, così come fanno sapere tramite nota gli stessi “Forconi”. Gli agricoltori inneggiano al caro benzina, “impossibile che la Sicilia la paghi più cara di tutti”, spiegano dal movimento, ma vi sono anche i temi della concorrenza estera, inaugurata anni fa dai green corridor e oggi la testa d’ariete contro la produzione siciliana. “La nostra merce- spiega Mario agricoltore di Gela- non viene tutelata perché i prodotti che arrivano dall’Egitto o dalla Cina costano meno e noi non possiamo competere”. Una protesta corale che investe anche il pescato e i piccoli produttori esasperati da ingenti vessazioni tributarie. Una protesta scoppiata spontaneamente per quelli del movimento, pilotata da Forza Nuova urlano dall’altra parte . A conferma di ciò la nomina, sul sito di Facebook , dei coordinatori di Calabria, Puglia e Lazio tutti di Froza Nuova. La rabbia è tanta ed esplode dopo le dichiarazioni del presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello che accusa il movimento di avere all’interno figure notoriamente mafiose. E da oggi parte l’inchiesta delle procure.“Ci riferiamo- spiega Lo Bello- specialmente alle province di Catania e Siracusa, dove sono presenti frange vicine a Cosa nostra e per dimostrare che non sono solo illazioni abbiamo presentato un esposto alle procure di riferimento” e sulle motivazioni della protesta rincara: “bloccare per più di cinque giorni i tir e il trasporto merci significa bloccare le aziende stesse dove molti lavorano”. La fame è tanta e l’antipolitica travolge anche i movimenti degli studenti che già da ieri hanno appoggiato la protesta. Il movimento dei Forconi, come gran parte della Forza d’urto, non vede nelle attuali istituzioni alcuno spiraglio di futuro. Non ci sono bandiere, infatti, ma solo il drappo siciliano che inneggia a un autonomismo siciliano, “più potere ai forconi, per punire i padrini”. Sembrano romanticamente storie d’altri tempi. In realtà dietro l’antipolitica c’è un velo di politicismo infiltrato. Mariano Ferro, leader indiscusso dei Forconi si è già candidato a sindaco di Avola con un partito di destra e intervenuto sul palco del Movimento per l’Autonomia con Raffaele Lombardo. Lo stesso che oggi viene contestato all’unanimità. “Noi- spiega Ferro- vogliamo solo il bene del popolo siciliano e non ci sentiamo rappresentati da alcuna forza politica, né sindacale”. Intanto la paralisi della Sicilia continua in maniera violenta. Ad Acireale c’è un presidio di 50 persone che durante la notte, a gruppi di cinque fanno il giro dei punti di riferimento della protesta, altrettanto a Giarre e così via nel catanese. Disagi anche nel Gelese. L’area a vocazione agricola ha portato in campo più di mille agricoltori del comprensorio, venuti da Niscemi, Acate, Gela che hanno occupato per diverse notte fino a quando anche le città si sono fermate con loro. Quest’ultima, su ordinanza del sindaco Angelo Fasulo, si è fermata anche a causa delle montagne di immondizia che non viene raccolta ormai da quattro giorni. Ed è emergenza anche al petrolchimico occupato, senza cambio di turno da diversi giorni, e lo stesso a Priolo. La protesta continua, ma la Sicilia si è fermata. (21 gennaio 2012)