XIII Rapporto Sos Impresa
Non solo estorsioni «I grandi appalti obiettivo dei clan» di Giovanni Tizian
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Sono tanti gli articoli e i servizi televisivi e radiofonici che hanno parlato della presentazione del XIII Rapporto di Sos Impresa "Le mani della criminalità sulle imprese" ed ho già avuto modo di ringraziare i tanti colleghi che ci sono vicini e ci aiutano, con un'informazione corretta e completa, a sollevare un velo sul fenomeno mafioso in tutte le sue sfaccettature. In questo caso, però, ritengo sia giusto spendere due parole in più. Giovanni Tizian è il giovane giornalista free-lance minacciato dalla mafia solo perchè ha fatto il suo dovere di scrivere e raccontare quanto sta accadendo in una regione splendida come l'Emilia Romagna. Una terra che lo ha accolto, quando era solo un bambino, e fuggiva, con i suoi familiari, dal dolore e dalla disperazione che la 'ndrangheta può inflieggere ai migliori di noi. Giovanni è anche un uomo dolce e simpatico, che ama profondamente il suo lavoro. Un giornalista scrupoloso che non hai mai smesso di informarsi, studiare e informare. Ma Giovanni è soprattutto un amico, mio e di Sos Impresa. Quando la sua amata compagna mi ha informato, domenica scorsa, di quanto stava accadendo e della sua "forzata" assenza da un avvenimento che attendeva da settimane, abbiamo deciso che Giovanni sarebbe stato comunque con noi, e noi con lui. Questo è il suo articolo e lo pubblichiamo con immenso piacere. Così come continueremo a pubblicare e pubblicizzare tutto il suo lavoro. E' il nostro personalissimo modo per fargli sentire tutta la nostra vicinanza, certa che ritorneranno presto le nostre chiacchierate, le nostre riflessioni a più voci, le nostre risate e canzoni sotto il cielo di Roma e di Modena. Perchè nessuno ci toglierà la gioia di vivere.

Forza, Giovanni, siamo tutti con te. (Bianca La Rocca)

C'è anche la mappa del pizzo nel dodicesimo rapporto presentato ieri a Roma da Sos Impresa, la costola di Confesercenti che si occupa della tutela degli imprenditori che denunciano i mafiosi. In Emilia Romagna, secondo i dati di Sos Impresa, sono 2mila i commercianti e imprenditori taglieggiati. E tra le città indicate nella tabella, dopo Bologna c’è Modena, segue la Riviera romagnola. Sono il 5% del totale.

Il rapporto quest'anno è stato pubblicato da Aliberti editore, e come ogni anno è ricco di dati, notizie, descrizioni che fanno dell’Italia un Paese strozzato dalle cosche. E ad essere strozzata è l'economia nazionale che viene pesantemente inondata di capitali mafiosi.

«Modena, Parma, Reggio Emilia e la costiera romagnola sono terra di conquista del clan dei Casalesi. È stato il pentito Domenico Bidognetti a descrivere tutti gli interessi del clan in Emilia Romagna». È quanto si legge nel rapporto in cui la parola Modena spunta più volte. La si ritrova quando viene descritta l'operazione “Minotauro” della Dda di Torino, da quella vasta indagine che ha portato in carcere 150 tra ’ndranghetisti, colletti bianchi e politici, è emerso il ruolo di alcuni autotrasportatori che dall’Europa a Modena importavano cocaina in accordo con boss di rilievo della ’ndrangheta piemontese.

Sul clan dei Casalesi, colonna emiliana, nel rapporto si legge: «L’obiettivo era e rimane quello di entrare nel giro delle grandi opere. Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna si trovano, infatti, lungo l'asse delle opere più importanti in ballo: l'Alta velocità, le tangenziali, le nuove corsie dell’autostrada. I soggetti criminali sono presenti in particolar modo nella provincia di Modena, soprattutto nell'area che abbraccia i comuni di Castelfranco Emilia, Nonantola, Bomporto, Soliera, San Prospero, Bastiglia e Mirandola, e Reggio Emilia». Le parole del pentito Bidognetti, riportate nel rapporto ma già raccontate dalla Gazzetta, sono emblematiche e danno l’idea della questione: «Oggi si può dire che, vista la numerosa presenza di Casalesi in quella zona, Modena e Reggio corrispondono a Casal di Principe e a San Cipriano D'Aversa».

Un lungo elenco di operazioni antimafia, quelle eseguite nel corso del 2010. Sono indicate nel rapporto con una descrizione dettagliata. Si parla anche di ’ndrangheta, dei latitanti arrestati in città negli anni, e delle cosche di San Luca, provincia di Reggio Calabria, che hanno alcuni interessi sull'asse Bologna-Modena-Aosta.

Un altro dato interessante riguarda le indagini sulle estorsioni che hanno interessato Modena e provincia nel 2010. Sono quattro, tante quante Vibo Valentia, Catanzaro e Cosenza. Più di Milano, che supera Modena, invece nelle operazioni antiusura. È un Nord sommerso e invisibile quello descritto dal rapporto, nel quale si muovono interessi milionari sui quali le organizzazioni mafiose investono da decenni. «La crisi economica, infine, in un’area caratterizzata da una imprenditorialità diffusa, ha creato quel terreno fertile nel quale l'usura si è insinuata quale credito sussidiario a quello bancario. In Emilia Romagna, nel triangolo Modena, Reggio Emilia e Parma, si segnala la presenza consolidata di gruppi camorristici del casertano, attivi anche nelle pratiche usurarie, e della ’ndrangheta che gestisce, da anni, il comparto delle bische clandestine e del gioco d'azzardo.

Ma è Rimini a destare maggiori preoccupazioni, tanto che la relazione della Commissione antimafia sul primo semestre del 2010 indica l'intera provincia come una delle zone non solo più a rischio in fatto di criminalità organizzata, ma come una di quelle già in parte colonizzata da ’ndrangheta, Sacra corona unita e clan dai Casalesi.

Il Rapporto dedica un capitolo all’illegalità e alle infiltrazione nella filiera agroindustriale. E anche in questo caso Modena è citata come provincia dove «caporali operano nel settore della macellazione, dove lavoratori extracomunitari assunti in nero e attraverso intermediazione da finte cooperative di facchinaggio». È il nuovo caporalato di cui la Flai Cgil modenese ha sempre denunciato l'esistenza. Ma che in pochi vogliono vedere. E anche tra quelle cooperative spurie, fasulle, si celano interessi delle mafie.



11 gennaio 2012