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'Ndrangheta, in Italia un unico campo d'affari di Giovanni Tizian (Stop 'ndrangheta 31/12/2011)
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Un canale di comunicazione attraversato da decisioni che valgono milioni, affari che hanno l'odore della terra di cantiere. Appalti e subappalti da spartire tra le varie 'ndrine, a Sud come a Nord. Scelte strategiche che attraversano la penisola. E' come se esistesse un tunnel che lega il nord e il sud del Paese, attraversato dai flussi comunicativi dei padrini di 'ndrangheta. Strategie economiche che gli 'ndranghetisti padani devono concertare con i padrini de "La Provincia" calabrese. Salvatore Strangio è stato l'artefice della scalata alla Perego General Contractor di Lecco. Un'affermata realtà imprenditoriale destinata a fare il pieno di appalti Expo2015. Strangio è di Natile di Careri, i pm antimafia di Milano ne delinenao il profilo: "Pistole, mitragliatrici, granate, transazioni con la sorella di Pablo Escobar, denaro falso. Il tutto condito da commenti su quel compare in galera, quell'altro agli arresti e quell'altro ancora liberato. Questo campionario di conversazioni dimostra la dimensione integralmente delinquenziale di Strangio, il quale non solo è membro dichiarato della comunità 'ndranghetista, ma è soggetto che frequenta e tratta con delinquenti abituali e trafficanti di ogni genere". E' Strangio che settimanalmente si reca a Bovalino, a San Luca e in altri paesi della Locride per discutere con Antonio Pelle "Gambazza" le politiche economiche della "'ndragheta unita" da applicare al nord. Con "Gambazza, che fino al 2009 era il Capo Crimine, Strangio parlava di subappalti, strategie e affari da gestire attraverso la Perego. Un'azienda in cui Strangio ha fatto la parte del leone, spartendo subappalti e commesse su una rigida spartizione territoriale. Se l'appalto è a Rho, i subappalti vanno alle ditte del "locale" di Rho, se è a Bollate a quelle del "locale" di Bollate, e via di seguito. Un buco nero dove regnano monopolio mafioso e concorrenza sleale, e dentro al quale, per un cinico ragionamento di convenienza di economica, finiscono imprenditori padani, non più vittime ma compiacenti.

I rapporti tra Strangio e i padrini de "La Provincia" rafforzano l'idea di una struttura unica della 'ndrangheta, una regia che governa gli affari più lucrosi della 'ndrangheta. Un canale di comunicazione attraversato da decisioni che valgono milioni, affari che hanno l'odore della terra di cantiere. Appalti e subappalti da spartire tra le varie 'ndrine, a Sud come a Nord. Scelte strategiche che attraversano la penisola. E' come se esistesse un tunnel che lega il nord e il sud del Paese, attraversato dai flussi comunicativi dei padrini di 'ndrangheta. Strategie economiche che gli 'ndranghetisti padani devono concertare con i padrini de "La Provincia" calabrese. Prima di Strangio a spartire i sub appalti era Pasquale Barbaro. Lui il capo regia incaricato di suddividere tra le cosche lombarde i subappalti di importanti lavori pubblici, Tav e autostrada A4 Milano-Venezia. E gli affari lombardi riguardano anche gli 'ndranghetisti emiliani. Lo si intuisce da una intercettazione in cui un socio di Strangio chiede al boss se gli 'ndranghetisti di "Reggio Emilia" sono stati consultati nel merito di una strategia di spartizione di alcuni subappalti. Una rete che supera in confini delle regioni. Avvolge territori che diventano un unico campo d'affari dove la 'ndrangheta ricicla capitali e inquina terreni. I richiami all'Emilia da parte degli 'ndranghetisti, che fanno parte della struttura lombarda denominata "La Lombardia", lasciano pochi dubbi sull'esistenza di una struttura simile anche in quella regione. "La Lombardia" che dialoga e si rapporta quotidianamente con la "Provincia" calabrese, "La Lombardia" che tiene i contatti con i "Locali" emiliani. Una struttura quella lombarda che rappresenta un punto di riferimento per gli 'ndranghetisti uniti sotto lo stesso simbolo: San Michele Arancangelo.

Centri nevralgici del potere 'ndranghetista sono anche la Liguria e il Piemonte. Dove sono stati certificati dalle recenti indagini rispettivamente 4 e 9 locali di 'ndrangheta. In Liguria i singoli locali sono coordinati da una struttura di vertice chiamata "Camera di compensazione", che svolge anche il ruolo di cerniere con le sedi della 'ndrangheta francese, spagnola. In Piemonte la stessa struttura è in via di realizzazione, è conosciuta come "Camera di controllo". Un organo per il quale erano già stati nominati capi e rappresentanti. Poi è arrivata l'antimafia di Torino a guastare i piani. Ma nelle oltre 2 mila pagine dell'indagine Minotauro accanto ad alcuni nomi di "Padrini" si legge: "membro della costituenda camera di controllo". Sia l'organo di vertice ligure che quello piemontese hanno l'obbligo di mantenere un dialogo costante con la "Provincia". Non sono autonome da essa, ma ragionano in costante interdipendenza. Un dialogo tra boss genovesi e piemontesi intercettato dagli investigatori torinesi spiega cosa sia diventata la 'ndrangheta oggi. "Dobbiamo fare le nuove riforme - osserva il boss del locale di Genova - è cambiata l'Italia è cambiato il mondo... dobbiamo cambiare anche noi tante cosettine... tutto è cambiato il mondo... dobbiamo fare le riforme noi". Una 'ndrangheta riformista, quella ligure. Ma sempre in sintonia con il blocco conservatore della "Provincia" reggina. "È cambiato il mondo... da diverse parti hanno il sindaco... in tanti locali... a me mi sta bene pure", insiste il capo locale genovese. Un tempo nella 'ndrangheta politici, "sbirri" e chiunque avesse giurato fedeltà ad altro "Ordine" non poteva essere affiliato, al massimo poteva essere un "contrasto onorato", un fiancheggiatore, un concorrente esterno. Ma i tempi cambiano. E alcune regole obsolete, secondo i boss liguri e piemontesi, dovrebbero essere rimodulate al mutato contesto. È uno degli spaccati emersi dall'operazione Maglio, coordinata dalla Dda di Torino, che ha portato all'arresto di 19 persone, indagate per associazione mafiosa. Secondo i pm sarebbero affiliate alla 'ndrangheta, e farebbero parte del locale denominato "basso Piemonte". Tra queste anche un consigliere comunale "picciotto d'onore". Giuseppe Caridi, secondo la Dda di Torino, sarebbe un consigliere e uno 'ndranghetista. Eletto nel 2007 in quota Pdl, ha assunto la cari- ca di presidente della commissione Territorio e Ambiente. E fino al suo arresto ha ricoperto la carica di segretario organizzativo del partito Alleanza democratica, il movimento politico di ispirazione democristiana, fondato da Giancarlo Travagin, attuale presidente.

I risultati delle recenti indagini delle distrettuali antimafia del nord Italia conferiscono ancora più valore ai processi in corso. A Milano si dibatte l'ordinario del processo "Infinito", a Torino "Minotauro", a Genova a breve dovrebbe prendere il via il processo "Maglio", e a Reggio Calabria è attesa la sentenza "Crimine". In quelle aule i pm sono tutti impegnati a dimostrare l'esistenza del vertice della 'ndrangheta, al Sud come al Nord. Da quelle aule potrebbe arrivare, in parte con l'abbreviato di "Infinito" è stato così, una sentenza storica. Dagli effetti devastanti per la 'ndrangheta italiana.