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Concussione a Campobello di Mazara. Coinvolto il Sindaco, Ciro Caravà
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Si tratta, infatti, di un risvolto dell’inchiesta che nel Maggio del 2010 portò all’arresto di due consiglieri comunali della maggioranza, Antonio Di Natale (ex Rifondazione comunista) e Giuseppe Napoli (ex Margherita), arrestati in flagranza dalla guardia di finanza, per il reato di concussione mentre intascavano una tangente.
I due politici avrebbero preteso da un imprenditore mazarese, Vito Quinci, (assitito da Sos Impresa e sotto scorta per le minacce ricevute) una mazzetta di 21.000 euro per il rilascio di una concessione edilizia relativa alla società Il faro srl.
A loro sono stati notificati quindici giorni fa gli avvisi di conclusione delle indagini, nelle quali è coinvolto anche il Sindaco di Campobello, Ciro Caravà. La conferma arriva indirettamente proprio da uno degli indagati, Giuseppe Napoli: “Non so se Caravà sia indagato o meno – dichiara – ma con mio grande stupore ho letto nell’avviso di conclusione delle indagini anche il suo nome, tirato in ballo dall'imprenditore Quinci, per fatti di alcuni anni fa…”. Secondo Napoli, inoltre, “sono tutte calunnie”.
“Non c’entro nulla con questa vicenda” si limita a commentare Caravà, che smentisce ogni tipo di coinvolgimento e preannuncia querela.
Secondo alcune indiscrezioni Quinci accuserebbe Caravà di avergli chiesto, quando era consigliere comunale di Campobello di Mazara, nel 2005, una o più mazzette per un valore di circa 30.000 euro per votare e far votare favorevolmente una delibera inerente la concessione edilizia per Il Faro Srl. Rispetto alla mazzetta di Napoli e Di Natale siamo indietro di cinque anni. Fatti diversi, ma la vittima è la stessa. E tra l’altro anche il progetto è lo stesso.
Il progetto di Quinci ha infatti una storia lunga e tormentata, sotto tanti punti di vista. Si tratta di un albergo di 220 camere su un’area di 80.000 metri quadrati da costruire a Tre Fontane, frazione balneare di Campobello di Mazara.
Quinci ha raccontato parte della sua storia in una lettera inviata nel 2010 al Prefetto di Trapani: “Tutto parte nell’anno 2000 con la presentazione di due progetti uno con la società il Faro srl e l’altro con la società Tre Fontane Family srl (un residence di 18 appartamenti su un’area di 10 mila metri quadrati) al Comune di Campobello di Mazara. Successivamente la magistratura ha avviato un’indagine presso lo stesso Comune sequestrando diversi progetti compreso quello della società «Il Faro srl», un indagine durata circa tre anni.
«Siamo stati tutti assolti – ha raccontato Quinci – il progetto era regolare, poi però sono seguiti altri tre anni di calvario e ostruzionismo per ottenere le concessioni di costruzione, finalmente nel 2006 abbiamo iniziato a costruire”. Sbloccato il progetto, però vengono bloccati i finanziamenti, e l’imprenditore Quinci è stato costretto ad apporre un cartello con la scritta “Vendesi” nei cantieri delle due strutture che voleva realizzare.
Tra gli investigatori ci sono bocche cucite sull’inchiesta. L’attuale Sindaco di Campobello – che ha già un piccolo precedente per furto di energia elettrica (“Peccato di gioventù” secondo le sue stesse parole) – nel periodo in cui Quinci lo accusa di aver chiesto una tangente (2005) era consigliere comunale di opposizione della Giunta guidata dal suo avversario politico di sempre, Daniele Mangiaracina, ma poteva contare sulla maggioranza dei consiglieri comunali.
Caravà proprio ieri è stato assolto, dopo tre anni, da un processo che lo vedeva imputato di abuso d’ufficio in una vicenda che riguardava la cancellazione di una multa fatta da un ausiliario del traffico a Campobello.

Scriviamo nel XIII Rapporto Le Mani della criminalità sulle Imprese:

Significativa anche la storia di Vito Quinci, seguito da Sos Impresa, che ha dichiarato:

“Negli ultimi undici anni ho affrontato un vero e proprio calvario per portare avanti un progetto imprenditoriale. Ad oggi non sono in grado di sapere se tutti i sacrifici fatti porteranno mai a qualche ri-sultato”.

Vito Quinci è un imprenditore di Mazara del Vallo e da anni cerca di realizzare diverse strutture alberghiere nel trapanese siculo, una delle zone di maggiore pregio turistico. Nel 2009 ha citato in giudizio due banche per danni causati alla sua azienda per quaranta milioni di euro. Non è bastato ed ha continuato a subire danneggiamenti, minacce e fatti estorsivi. Nel 2010 ha denunciato alla Procura. A maggio sono stati arrestati due consiglieri comunali e nell’agosto il prefetto di Trapani, su parere conforme del procuratore di Marsala, lo ha ammesso al beneficio previsto dalla legge antiracket, che prevede la sospensione per trecento giorni di tutte le procedure civili e dei pagamenti. Ma, nonostante questo, a dicembre dello stesso anno, un giudice del tribunale marsalese ha dichiarato il fallimento delle società, non tenendo in alcuna considerazione i fatti denunciati. Per l’imprenditore Vito Quinci è iniziato il disastro economico.

Marsala.it, 5 dicembre 2011