
21/11/2011
"In tre anni, dal 2008 al 2011, circa 190mila imprese hanno chiuso i battenti per debiti o usura". E' quanto denuncia Sos Impresa-Confesercenti in un rapporto che sarà presentato oggi, in occasione del 'No usura day'.
"Un fenomeno dilagante che oggi - spiega Sos Imporesa - grazie alla crisi, tocca 200 mila commercianti, con posizioni debitorie stimate in oltre 600 mila unità, costrette a pagare tassi di interesse annui fino al 240%. Cresce, di conseguenza, il numero degli usurai, da 25 mila nel 2000 ad oltre 40 mila, sempre più spesso dalla "faccia pulita", persone che occupano rispettabili posti nell'ambiente sociale in cui agiscono, conoscono, per professione, i meccanismi del mercato del credito legale e spesso le condizioni economiche delle proprie vittime".
"Agli inizi del 2000 - prosegue il rapporto di Confesercenti - si stimava in circa 25mila il numero degli usurai in attività. Oggi sono saliti a oltre 40mila. li interessi sono ormai stabilizzati oltre il 10% mensile, cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti".
"L'identikit dell'usurato sottolinea lo studio: circa 50 anni, uomo (73%), piccolo imprenditore nel 46% commercio, nel 35% nell'edilizia; la scelta di ricorrere allo strozzino nel 30% si rivela fatale, determinando la fine della propria attività. Risibile il numero delle denunce registrate nel 2010 (appena 228), infinita la lentezza con cui i processi arrivano alla sentenza, quando l'inchiesta non viene archiviata, tanto che il 18% dei reati cade in prescrizione per decorrenza dei termini; solo il 9% produce un rinvio a giudizio entro 2 anni e appena il 5% una sentenza di primo grado".
"Nel dettaglio - conclude il rapporto - per quanto riguarda il sesso si ha una prevalenza di uomini sia tra le vittime (73% dei casi) che tra gli imputati (87% dei casi). Ma mentre in quest'ultimo caso la percentuale femminile del 13% è in aumento, ma sostanzialmente in linea con quella di altre fattispecie di reato dove i soggetti femminili oscillano sempre tra il 9%-15%, il dato delle vittime (27% di donne) è più alto della media. In entrambi i casi, la componente femminile risulta in aumento rispetto sia alla ricerca del 2008 (24% di vittime, 11% di autrici-imputate). L'età delle vittime è, per una larga maggioranza (83% dei casi), al di sotto dei cinquant'anni".