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Osservatorio per la legalità e la sicurezza/Scampoli della crisi

I protesti secondo la D.A.S. Italia

La provincia di Bari con u n protesto ogni 28.6 abitanti è al terzo posto in Puglia e tra le prime quindici province italiane a più alta concentrazione. DAS Italia, compagnia specializzata nella tutela legale, ha analizzato i dati riferiti agli ultimi tre anni (2008-2010), un fenomeno che coinvolge non soltanto i consumatori privati, ma che sta prendendo piede anche tra le aziende.

Le province pugliesi con una concentrazione superiore a quella di Bari sono Brindisi (un protesto ogni 26,3 abitanti) e Lecce (un protesto ogni 27,6 abitanti). Le densità più contenute in regione si registrano a Taranto (uno ogni 31,4 abitanti) e Foggia (uno ogni 34,8 abitanti).

A livello nazionale dominano la classifica le province di Crotone (uno ogni 21,9 abitanti), Salerno (uno ogni 22,8 abitanti) e Frosinone (uno ogni 22,9 abitanti). Di contro le aree con il rapporto protesti/abitanti minore risultano Bolzano (uno ogni 277,5 abitanti), Trento (uno ogni 243,2 abitanti) e Belluno (uno ogni 235,6 abitanti).

Se la concentrazione rileva valori alti, l’ammontare degli effetti protestati a Bari ha subito un calo del 9,8%, per un totale di 97,6 milioni di euro. Il valore medio di un protesto nel 2010 a Bari era di 2.227,2 euro.

Il calo dei consumi

Le famiglie italiane tirano la cinghia. Riducono i consumi, cercando faticosamente di risparmiare, cambiano le abitudini per fronteggiare una crisi profonda che ormai da quattro anni colpisce duramente il Paese. Cala il potere d’acquisto delle famiglie, scende la loro propensione al risparmio che tocca i livelli più bassi degli ultimi 11 anni. Lo riferisce l’Istat. Si erode, dunque, sempre più la capacità delle famiglie di mettere qualcosa da parte. Da un lato, infatti, al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile in termini reali) nel secondo trimestre del 2011 è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010.

Contestualmente, continua a scendere la propensione delle famiglie stesse al risparmio: nel secondo trimestre dell’anno è stato pari all’11,3% , in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2% rispetto al secondo trimestre del 2010. Un dato, quello dell’11,3%, che è il più basso dal primo trimestre 2000 (quando si era attestato all’11,1%). Questo perché, sempre sulla base dei dati Istat, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto, a livello congiunturale, dello 0,5% ma in modo più contenuto rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali (salita dello 0,9%), in valori correnti. Ugualmente rispetto al secondo trimestre del 2010 e cioè nel confronto annuo, il reddito disponibile delle famiglie sempre in valori correnti è aumentato del 2,3% a fronte di una crescita del 3,7% della spesa delle famiglie per consumi finali.

I consumatori lanciano l’allarme: il crollo del potere d’acquisto è purtroppo destinato a peggiorare a causa della manovra iniqua e sbagliata del governo e arriverà a contrarsi dal 4 al 6% con una caduta di reddito, nel 2014, di circa il 6,3%, sostengono Federconsumatori e Adusbef. Per la Confederazione degli agricoltori, le famiglie sono costrette a tagliare anche sul cibo. Nei primi sei mesi del 2011, infatti, i consumi alimentari – dice la Confederazione degli agricoltori – diminuiscono ulteriormente e a farne le spese non sono soltanto i prodotti superflui ma anche quelli di prima necessità: il pane crolla dell’8,5% e il pesce del 4,8%; la domanda di carne rossa scende del 3,2% e quella di frutta del 2,7%, Non si salva neppure la pasta, che subisce una flessione dell’1,6%.

I protesti secondo Alleanza Toro

Nella crisi economica che colpisce famiglie e aziende l’aumento del 18,2% in Capitanata dei protesti (l’ammontare più alto registrato in Puglia nell’ultimo triennio) è una conseguenza diretta delle difficoltà di far quadrare i conti. Il dato viene rilevato dal rapporto della compagnia Alleanza Toro, specializzata nella tutela legale.

In Puglia, nel periodo 2008-2010, la consistenza economica dei protesti è cresciuta a anche a Brindisi (+7,7%), mentre a Taranto (-10,3%), Bari (-9,8%) e Lecce (-9,4%) si sono registrati i cali più consistenti. Quanto al resto del tessuto italiano, l’ammontare dei protesti risulta quasi triplicato a Viterbo (+190,7%) e raddoppiato a Rovigo (+96,58%). La diminuzione più rilevante si è avuta, invece, a Rieti (-79%), seguita da Bolzano dove il calo ha sfiorato il 44%.

Con una densità di protesti di uno ogni 38 abitanti quella di Foggia risulta in ogni caso essere la più bassa nella regione. Tuttavia l’incremento registrato nell’ultimo triennio proietta il capoluogo dauno tra i primi venticinque capoluoghi di provincia a più alta concentrazione di protesti. In Puglia il primato negativo è ancora a Brindisi (1 ogni 26,3 abitanti – ottava in Italia), seguita da Lecce (1 ogni 27,6 abitanti) e Bari (1 ogni 28,6). A livello nazionale, inoltre, la concentrazione di protesti più elevata si rileva a Crotone (1 ogni 21,9 abitanti), Salerno (1 ogni 22,8) e Frosinone (1 ogni 22,9). Di contro le province con il rapporto protesti/abitanti più basso sono Bolzano (1 ogni 277,5), Trento (1 ogni 243,2) e Belluno (1 ogni 235,6).

Il valore medio di un protesto a Foggia – secondo quanto rileva il rapporto – è tuttavia ancora il più alto tra le sei province pugliesi con un importo medio di 2.715,3 euro. Brindisi (1.552,1 euro), Lecce (1.605,6 euro) e Taranto (1.792,6 euro) si posizionano nei primi dieci posti tra le province italiane con valore più basso mentre a livello nazionale Palermo (1.547,6 euro) ha l’ammontare medio più basso; le aree con importo più alto sono Viterbo (5.606,3 euro) e Trento (5.135,8 euro).

Infine il rapporto si concentra sul numero di titoli in circolazione: a Foggia, nell’ultimo triennio, ha subito un incremento minimo del 2,1% che ha fatto salire il numero dei titoli in circolazione a 18.421. Più consistente la crescita a Brindisi (+9,5%), mentre a Taranto (-6,3%) e Bari (-5,4%) gli effetti al protesto sono diminuiti più che altrove in regione. Nel resto del paese il numero dei protesti è cresciuto maggiormente a Siena (+51,44%), Oristano (+48,7%) e Vicenza (+44,7%). Di contro i cali più significativi a Rieti (-723,6%) e L’Aquila (-33,6%).

Il risparmio

La rilevazione di Banca d’Italia, risalente al 31 luglio di quest’anno, ci dice che il valore delle “riserve” in Puglia ammonta a 48 miliardi di euro, 18 miliardi in più rispetto a quattro anni fa, quando non si andava al di là dei 30 miliardi. Un dato, questo, in controtendenza nel momento in cui lo si paragona a quelli delle altre regioni meridionali: Campania esclusa, Basilicata e Calabria segnano il passo così come le due isole Sardegna e Sicilia.

Sono Bari e il Barese a recitare la parte del leone: 17 miliardi; la piazza d’onore la conquista il Leccese, con 8 miliardi; al terzo posto c’è la provincia di Foggia, con 7 miliardi, seguita da quelle di Taranto (6 miliardi) e Brindisi (4 miliardi). Dal 2007 ad oggi, le principali performance si realizzano nel ‘triangolo salentino’, dove raddoppiano le ‘provviste’. Scriveva Bankitalia a giugno: <<In un contesto di tassi orientati a un moderato rialzo, i conti correnti, la forma d’investimento più liquida, hanno segnato una decisa decelerazione, pur mantenendo un ritmo di crescita positiva a fronte di una forte riduzione dei pronti contro termine (meno 23% presso le famiglia)>>. La fotografia della Banca d’Italia scattata quattro mesi fa, sarà ulteriormente messa a fuoco con la “nota congiunturale” annunciata per novembre. Nel frattempo non si possono non notare atteggiamenti a due facce: da un lato aumenta l’esercito dei risparmiosi; dall’altro aumentano notevolmente, fino a raggiungere la bella somma pari a 57 miliardi di euro, i quattrini chiesti in prestito; nel 2007 non superavano i 42 miliardi. La differenza è di 15 miliardi. Annota Bankitalia: <<Alla fine del 2010, la quota di prestiti detenuta dai cinque maggiori istituti opranti in Puglia è scesa al 57,4%, poco sotto il picco registrato nel 2008>>. Inoltre, nel periodo tra il 2008 e il 2010, <<il 15% delle imprese che in precedenza non presentavano difficoltà di rimborso ha evidenziato problemi di restituzione dei finanziamenti>>.

Un banchiere evidenziava come il credito bancario a residenti nella nostra regione, stia tornando moderatamente a evolversi. Nel biennio 2009-2010 le banche locali sono state le sole ad assumersi la responsabilità di continuare a finanziare il territorio. Il vero punto di forza – aggiungeva il banchiere – del ‘sistema Puglia’, imprenditori e privati, sta nel dinamismo e nella flessibilità, ben maggiori rispetto al resto del Mezzogiorno.

NB: le notizie sono state attinte da: La Gazzetta del Mezzogiorno, la Repubblica, l’Unità