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«Per vincere l’usura non bastano le belle parole» di Paola Maruzzi
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Meno retorica da parte delle istituzioni, più concretezza nel sostegno alla vittima, maggiore confronto tra le associazioni. Lino Busà, presidente di Sos Impresa, racconta il mondo non profit di chi lotta contro l’usura

Ogni anno in tutta Italia si registra mediamente qualche migliaio di denunce contro l’usura, un numero irrisorio rispetto a un fenomeno sommerso che ha ben altre proporzioni. Questa “resistenza” a uscire allo scoperto rende difficile non solo quantificare con precisione il giro d’affari (l’indagine di Sos impresa parla di 20 miliardi e 600mila persone coinvolte, di cui 200mila sono commercianti), ma anche venire a capo di un mondo in continua evoluzione e variegato. Ci sono i “cravattai” di quartiere, i cosiddetti colletti bianchi, gli “amici buoni” che agiscono per conto di organizzazioni mafiose e, dall’altra parte, i piccoli imprenditori, gli artigiani, persino pensionati e dipendenti. Le campagne di sensibilizzazione hanno fatto passi da giganti rispetto a qualche decennio fa, quando lo strozzinaggio era considerato alla stregua di un tabù. Per Lino Busà, presidente dall’associazione romana Sos Impresa, la soluzione è una sola: «Più che fare retorica bisogna sporcarsi le mani, lavorare sul campo e convincere le persone a denunciare». Un’operazione che costa non poca fatica.

Dossier Lazio Settembre 2011