Non si tratta di fare il solito richiamo letterario alla beatitudine dei paesi che non hanno bisogno di eroi, ma piuttosto di dover prendere tristemente atto che ancora né le istituzioni né la società si sono rese conto fino in fondo della gravità crescente del fenomeno della criminalità organizzata e della sua potenzialità destabilizzante. Se occorreva la morte di Libero Grassi perché si rinnovasse, nella società e nello Stato, una parvenza di reazione alla mafia, peraltro non del tutto scevra da contingenti calcoli di lotta politica, non è retorico, né provocatorio chiedersi quanti altri coraggiosi imprenditori e uomini delle istituzioni dovranno essere uccisi perché i problemi della criminalità organizzata siano finalmente affrontati in modo degno di un paese civile.
Giovanni Falcone, 15 settembre 1991
Scriveva così, Giovanni Falcone, nella prefazione al saggio Estorti e riciclati, il primo libro bianco della Confesercenti sull’estorsione e il riciclaggio di denaro sporco. Otto mesi dopo tra quegli uomini delle istituzioni che verranno uccisi, ci sarà anche lui, con la moglie Francesco Morvillo e i ragazzi della scorta, e molti problemi creati dalla criminalità organizzata, ancora oggi, non sono stati affrontati in modo degno di un paese civile.
Vent’anni dopo la scomparsa di un magistrato e di un uomo che, avversato in tutti i modi in vita, è diventato il simbolo per eccellenza dell’antimafia, la situazione denunciata da Falcone è cambiata molto poco in meglio e, troppo spesso, in peggio. Nel frattempo ci sono stati altri morti, primo fra tutti Paolo Borsellino, decine di processi, identici mandanti, migliaia di carte giudiziarie e le varie mafie, pur avendo mutato pelle, sono diventate immensamente più forti e più ricche.
Presenti in ordine di intervento: Gaetano Safiotti (Aria) , Rosaria Capacchione (passeggiata), Giulio Cavalli (Sole), Giovanni Tizian (leggerezza), Vincenzo Conticello (Mare) Sotto protezionedi Satarlanda
NAPOLI - Negli ultimi cinque anni è aumentato in maniera esponenziale il ricorso al credito per finanziare i consumi di base necessari alla sopravvivenza. E dove non intervengono le banche o le finaziarie ufficiali, ecco il ritorno prepotente dell’usuraio in versione capitalistico-finanziaria.
Drammatiche le cifre che raccontano la crisi in Campania e il ricorso all’usura. Il rapporto di «Sos impresa» del 2011 denuncia: a fare data dal 2000 sono sparire 357.000 attività commerciali; 100.000 a causa dell’usura. Al 30 giugno dello scorso anno, 32.000 imprese erano coinvolte in rapporti usurari.
E anche per le famiglie la situazione è drammatica: nel 2008 e 2009, in Campania una famiglia su quattro era classificata come povera. Non basta: 44 famiglie su cento non riescono a fronteggiare le spese impreviste e ricorrono ai piccoli prestiti garantiti da assegni postdatati cambiati dall’usuraio di quartiere a un tasso d’interesse che va dal 5 al 10 per cento al mese. Prestiti indispensabili alla sopravvivenza di almeno 14 famiglie su cento.
Lunedì 14 Maggio 2012 - 12:45 Ultimo aggiornamento: 12:48
Già un anno? E’ stato questo il primo pensiero che mi ha attraversato la mente, quando mi è stato chiesto un contributo per il primo anno di vita del Nuovo Paese Sera. E mi rendo conto che è stato un anno così intenso, che sembrano passate solo poche settimane da quando il direttore, Enrico Fontana, presentò pubblicamente questa nuova esperienza editoriale.
Non era cosa di poco conto saper coniugare nuovi linguaggi, nuove forme espressive, e nuove piattaforme di comunicazione come il web, i social network, i blog, usando il nome di una testata storica quale è stata Paese Sera.
Un gruppo di giovani giornalisti ha raccolto questa sfida, che è stata in gran parte vinta. Nuovo Paese Sera, sia nella versione on-line, sia nella versione cartacea, dimostra di essere un valido strumento di informazione e approfondimento di cui la Capitale e tutti quei cittadini romani avevano bisogno.
Si ritrovano tutti nell’ufficio di un negozio di rivestimenti igienici al confine tra Ponticelli e Volla. Sono una ventina di imprenditori che rischiano di chiudere e da un giorno all’altro cominceranno a licenziare. Prima, però, hanno deciso di dare battaglia e, tramite l’associazione Sos Impresa, si sono rivolti alla prefettura per chiedere un tavolo tecnico a cui sedere con le banche, la banca d’Italia e l’Abi per concordare interventi utili a prevenire l’usura. Insomma, chiedono agli istituti uno stop alla stetta creditizia che li sta strozzando e vogliono un osservatorio per monitorare i prestiti bancari. Ma la prima risposta è stata picche: «Da palazzo di Governo ci hanno spiegato che le banche sostengono che l’intervento è possibile solo per gli imprenditori vittime di usura che hanno denunciato gli aguzzini», spiega Luigi Cuomo, ilr esponsabile regionale di Sos impresa. Per essere salvati bisogna prima cadere nel baratro.
Il prossimo 23 maggio sarà il ventennale della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni FALCONE, la moglie e collega Francesca MORVILLO e gli agenti della Polizia di Stato Antonio MONTINARO, Rocco DI CILLO e Vito SCHIFANI. In prossimità della triste ricorrenza il coordinamento di Libera Milano, in collaborazione con altre realtà istituzionali e soggetti associativi, offre alle scuole di Milano e alla cittadinanza tutta una serie di appuntamenti voluti per ricordare e fondare nuovamente le ragioni di una corresponsabilità che si traduca in quotidiana attività di educazione alla legalità e di battaglia contro le mafie e la corruzione, oggi più che mai necessaria in questa città, in questa regione. Quest’anno la ricorrenza del 23 maggio diventa un appuntamento per ricordare il trentennale della morte dell’onorevole Pio LA TORRE e del suo amico e autista Rosario DI SALVO (30 aprile 1982), del generale Carlo Alberto DALLA CHIESA, di Emmanuela SETTI CARRARO e dell’agente Domenico RUSSO (3 settembre 1982) e il ventennale della strage di via D’Amelio, in cui furono colpiti Paolo BORSELLINO e gli agenti Agostino CATALANO, Walter Eddie COSINA, Vincenzo LI MULI, Emanuela LOI e Claudio TRAINA (19 luglio 1992).
"Li ho visti vivi, li ho visti morti" Quegli uomini per bene uccisi dalla mafia
Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica, racconta gli anni delle stragi trent'anni dopo. Torna a Palermo e ripercorre le strade dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha racchiuso le loro storie in un libro e in un film di Paolo Santolini: "Uomini soli". Da mercoledì 16 in edicola con Repubblica Roma - "Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. Io come tutti ho paura. Ma non sono vigliacco, altrimenti me ne sarei già andato". Antonio Montinaro sapeva di rischiare scortando Giovanni Falcone. Il 23 maggio 1992 anche lui è morto a bordo della Fiat Croma che esplose a Capaci. Non ha mai mollato, così come non lo hanno mai fatto tutti quei magistrati, giornalisti e agenti di Polizia che hanno sacrificato la propria vita in nome della lotta alla mafia. Facili bersagli perché lasciati da soli a combattere. Uomini isolati e per bene, come lo erano il segretario del partito comunista italiano della Sicilia Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982; Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei carabinieri e prefetto ammazzato il 3 settembre 1982; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici saltati in aria il 23 maggio e il 19 luglio del 1992.
Nel 1979 il «Palazzaccio» di Palermo era una palude tranquilla che niente riusciva a smuovere: neppure i primi omicidi «particolari» che - con una brutta parola - venivano etichettati come «eccellenti», quasi a volerne sottolienare, insieme, la natura politica e la conseguente impossibilità a venirne a capo. Quando Giovanni Falcone spuntò all’orizzonte, la palude non capì immediatamente il terremoto che si approssimava: restò immobile («calati juncu ca passa la china») a scrutarlo, fiduciosa nella tradizione che voleva le sabbie mobili capaci di triturare anche il pasto più indigesto.
ROMA - Il superboss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma ed è stato salvato da personale della polizia penitenziaria. Il fatto, avvenuto nella tarda serata di due giorni fa nell'area riservatadella struttura che lo ospita, sarebbe però, secondo fonti del Dap, una messiscena. Il boss, sottoposto recentemente a perizie che hanno stabilito che è in grado di intendere e di volere, già da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. L'altra sera, quando l'addetto alla sorveglianza, un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile) si è avvicinato, Provenzano ha messo la testa dentro un sacchetto di plastica di piccole dimensioni usato per tenere i farmaci. L'intervento dell'agente è stato sottolineato, è stato comunque tempestivo. Per dare prova della sua instabilità mentale, ieri il boss diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia. L'episodio non ha avuto conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale.
Giovedì 17 maggio, ore 9:30 Sala del Consiglio, via Benedetto Croce 50 - Roma
Intervengono: Andrea Catarci presidente del Municipio Roma XI Luca Gasperini delegato alla sicurezza del Municipio Roma XI Giorgio Ciardi delegato alla sicurezza di Roma Capitale Paolo Masini vicepresidente Commissione XI di Roma Capitale Antonio Turri Libera Bianca La Rocca SOS Impresa Federico Castorina Cultura Democratica
Maggio 2012 - Cass., Sez. V, 9 marzo 2012 (dep. 24 aprile 2012), n. 15727, Pres. Grassi, Rel. Vessichelli, ric. Dell'Utri
[Alexander Bell]
Il 24 aprile 2012 sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 15727/12 con la quale la V Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d'appello di Palermo di condanna del senatore Marcello Dell'Utri quale concorrente esterno nel delitto di associazione di stampo mafioso (clicca qui per accedere al testo integrale della sentenza della Cassazione; per accedere a una precedente scheda relativa alle due decisioni di merito, clicca qui)
Prima di riferire da vicino gli specifici rilievi che sono stati mossi dai giudici di legittimità alla sentenza pronunciata dalla Corte d'appello di Palermo, pare opportuno, in via preliminare, riassumere sinteticamente le principali osservazioni svolte dalla Corte di Cassazione sulla fattispecie di concorso esterno in associazione mafiosa.
Reggio Calabria - Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di pizzo, particolarmente al Sud, utile per il controllo del territorio per l’instaurazione di un clima di sudditanza ma che invece cede il posto a meccanismi di prestanome e di pronta liquidità a tassi usurai per quanto riguarda l’affermazione del dominio sull’economia oltre che sul territorio. Queste le modalità di inserimento nell’economia legale anche con attività di contrabbando, traffici illeciti, contraffazione, gioco clandestino e scommesse. Altro dato che connota il fenomeno attiene alla provenienza dalla provincia di Reggio Calabria del 58% degli imprenditori colpiti (complessivamente 4500) su scala nazionale.
di Basilio Benedetto - Le imprese calabresi colpite dal racket delle estorsioni sono costantemente in crescita. E' quanto emerge dal tredicesimo rapporto dell'associazione "S.O.S. Impresa", presentato stamane presso il Salone dei Lampadari del Comune di Reggio Calabria. L'incontro di oggi, a cui hanno preso parte rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e dell'associazionismo, è stata l'occasione per confrontarsi sul fenomeno del racket e sulle iniziative da intraprendere per combatterlo.
100 passi per ricordare Peppino Impastato, ucciso dalla mafia 34 anni fa. È questa la distanza che separa quella che era a Cinisi la casa di Impastato – ora sede dell’associazione dedicata a lui e alla mamma – dalla casa di Badalamenti, il boss mafioso che ne decretò l’omicidio. 100 passi che verranno percorsi, il 9 maggio prossimo, anniversario della morte di Peppino, dai tanti sindaci e rappresentanti delle istituzioni che hanno aderito all’iniziativa promossa da Avviso Pubblico e dall’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, presentata alla stampa oggi a Roma, presso la sede dell’Anci. Alla manifestazione – che prevede numerose attività nei giorni 8 e 9 maggio – hanno aderito anche diversi soggetti del terzo settore e del sindacato: Acli, Agesci, Arci, Cgil, Cnca, Emergency, Legambiente, Libera, Uisp.
Un polo documentale sulla 'ndrangheta e l'antindrangheta che ospiterà saggistica, lettatura italiana e straniera, ebook, audiolibri, tesi e ricerche scientifiche, letteratura grigia e studi, atti dei convegni, opere multimediali e riviste. Uno spazio pubblico in continua costruzione capace di diventare un punto di riferimento per studenti, studiosi e per tutti coloro che volessero conoscere e provare a comprendere la criminalità organizzata calabrese, la sua storia e le sue complesse articolazioni, anche in relazione alle altre mafie. Finanziata coi fondi FUC 2011 della Regione Calabria-Assessorato alla Cultura, e realizzata da Stopndrangheta.it come soggetto attuatore (vincitore del bando pubblico), la nuova Sezione sulla 'ndrangheta della Biblioteca del Consiglio regionale della Calabria sarà presentata mercoledì 2 maggio, a partire dalle ore 10.30, presso la sala "Nicola Calipari" di Palazzo Campanella.
IL NOVANTADUE NON È UN ANNO QUALSIASI. Per molti è il confine che separa la Prima Repubblica dalla cosiddetta Seconda Repubblica. Per gli autori di questa antologia – molti dei quali provenienti dall’esperienza di Strozzateci Tutti – è un paradigma: una chiave di volta che esemplarmente coniuga permanenze e rotture della storia italiana. Dodici mesi densi di avvenimenti tragici, epocali, sensazionali in cui affiorano le profonde crepe politiche, economiche e civili che caratterizzano gli ultimi quarant’anni di vita repubblicana. Il 1992 non è solo l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, è piuttosto un’escalation: Tangentopoli, il voto proporzionale uninominale, l’affermazione della Lega, l’agonia dei partiti di massa, la voglia di riscatto civile, il terrorismo mafioso, il debito sovrano alle stelle, l’intervento pubblico assistenzialista, il difficile rapporto con l’Europa. La lunga crisi della Repubblica sembra esplodere in tutta la sua urgenza lasciando immaginare che «nulla sarà come prima». Questo libro torna sui fatti accaduti, cercando di andare oltre le macerie materiali e morali accumulate nel corso di un ventennio, per raccontare, fuori dai luoghi comuni, le storie che lo hanno reso un anno «indimenticabile». Senza pregiudizi ideologici, né inutili moralismi, ma con passione civile. La ribellione civile di Palermo, l’organizzazione dell’attentato di Capaci, la televisione della pietà e del dolore, l’immaginario cinematografico, ’avanzata dei «perfidi» localismi, la distribuzione di plasma infetto, la silenziosa modernizzazione della ’ndrangheta, il ruolo delle donne nelle scorte dei magistrati antimafia, la sofferenza psicologica di Rita Atria, i grandi pentiti di camorra e l’alba del dominio del clan dei casalesi nell’affare rifiuti, la tangente Enimont e la nuova razza padrona. Il Novantadue è dunque l’inizio di una transizione che ha dato luogo a una lunga stagione di precarietà politica, civile, sociale ed economica, durante la quale il futuro, una chimera, e il passato, un ostacolo da rimuovere, sono stati sostituiti da un immutabile presente.
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E' nato il Blog di Giovani Reporter contro l'usura, che ha più o meno ha le stesse funzioni del gruppo su Facebook, ma può parlare a tutti gli utenti in rete, anche a quelli che non hanno un profilo sui Social network.
Allo stesso tempo il Blog svolge la funzione di aggregatore dei vari contenuti relativi al bando presenti su internet (bibliografia, lavori dei vincitori, news dai siti istituzionali, video su Youtube, foto su flickr, rapporti su slideshare e issue, ecc.) così da mettere a disposizione di partecipanti e curiosi il maggior numero possibile di informazioni e documenti.
Ovviamente il Blog può ospitare testi e contributi da parte di tutti, concorrendo a valorizzare il lavoro della Rete!
E’partita la seconda edizione del premio giornalistico “Giovani reporter contro il racket e l’usura”. L’iniziativa, promossa da SOS Impresa, Rete per la legalità con il patrocinio della Confesercenti si concluderà il prossimo 21 novembre a Roma in occasione del “No usura day”. Una giuria di qualità giudicherà gli elaborati e premierà i vincitori. Il bando prenderà in esame elaborati, inchieste e reportage di tipo giornalistico, realizzabili sotto forma di articolo, fotoreportage, videoreportage o graphic novel, incentrati sui temi del racket e dell'usura e delle relazioni tra criminalità ed economia.
SOS Impresa bandisce la seconda edizione del concorso “Giovani Reporter contro il Racket e l’Usura”. L'iniziativa rientra nell'obiettivo, della stessa Associazione, di elaborare strategie di difesa e contrasto al racket delle estorsioni, all'usura e a tutte le forme di criminalità che ostacolano la libertà d'impresa, fin dalle più giovani generazioni.
Il bando prenderà in esame elaborati, inchieste e reportage di tipo giornalistico (realizzabili sotto forma di articolo, fotoreportage, videoreportage o graphic novel) incentrati sui temi del racket e dell'usura e delle relazioni tra criminalità ed economia.
Gli scopi, anche in questa II Edizione, sono quelli di promuovere una cultura della legalità tra i giovani attraverso la presa di coscienza del fenomeno del racket e dell’usura sul proprio territorio di residenza e d'indagare il tema del racket, dell’usura e della legalità in generale, attraverso la disamina dei seguenti aspetti: le storie di vita, le relazioni tra criminalità e territorio, l’incidenza dei fenomeni illegali sul sistema d’impresa ed economico.
La seconda fase della campagna per difendere il cronista e militante dell'associazione daSud. Perché la solidarietà non basta e tutti possiamo fare delle buone pratiche antimafia nella nostra vita quotidiana. Un appello per le istituzioni, i liberi professionisti, i commercianti, i giornalisti, le associazioni, gli studenti e gli artisti. «Io mi chiamo Giovanni Tizian perché non sono né un eroe e né un simbolo. Faccio la mia parte, mentre altri vi hanno rinunciato da tempo. Sono e siamo la società civile: se non lo facciamo noi, chi deve farlo?» cercale su: www.iomichiamogiovannitizian.org montaggio: Alessandro Mastrantonio
Anche in questa XIII edizione del Rapporto di Sos Impresa, Le mani della criminalità sulle imprese, possiamo affermare che la Mafia Spa si conferma come il più grande agente economico del Paese. Una grande holding company articolata su un network criminale, fortemente intrecciato con la società, l’economia, la politica, in grado di muovere un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro con un utile che supera i 100 miliardi di euro al netto degli investimenti e degli accantonamenti, e 65 miliardi di euro di liquidità. Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell’impresa, sfiora i cento miliardi di euro, pari a circa il 7% del PIL nazionale. Una massa enorme di denaro, quindi, che passa quotidianamente dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi. Di fatto, le imprese subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 all’ora, quasi un reato ogni minuto.
Le mani della criminalità sulle imprese è edito da Aliberti ed è in vendita presso tutte le librerie. Eventuali prenotazioni e richieste possono essere inviate ad Aliberti editore, via Meuccio Ruini, 74 - 42124 Reggio Emilia
E’ una mafia camaleontica quella fotografata da Sos Impresa e Confesercenti nel XIII rapporto sulla criminalità. “La mafia- spiega Lino Busà presidente di Sos Impresa- ha imparato a mimetizzarsi. Alcune volte, infatti, diventa violenta, in altri casi s’insinua nell’economia fino a modificarne i meccanismi leciti e naturali. La vicenda di Roma rappresenta un esempio d’infiltrazione violenta, mentre nelle altre città, a maggiore ragione in quelle a forte radicamento, attualmente il livello di scontro della criminalità si è fortemente ridimensionato. Dalla parte opposta, invece, assistiamo ad un fenomeno di infiltrazione nell’economia legale. Un sistema che, di per sé, non è violento ma produce un meccanismo di inquinamento dell’economia di mercato. Basti pensare che nel solo settore della distribuzione e dell’agroindustria il sistema di monopolio, determinato dalle organizzazioni mafiose, produce un aumento del trenta per cento in più sul prezzo del prodotto finale. Una sorta di spread mafioso. Tale processo di infiltrazione e inquinamento colpisce anche il mondo dei professionisti, permettendo una più incisiva penetrazione della criminalità nell’economia legale. Un fenomeno che diventa sempre più complesso e che produce ben sessantacinque miliardi di euro di liquidità. Una cifra enorme in grado di inquinare anche le economie più solide”
L'usura, in Italia, è un fenomeno in crescita. Il perché lo spiega il rapporto "L'Italia incravattata", curato da Lino Busà e Bianca La Rocca per Sos Impresa, (Ed Altreconomia), distribuito gratuitamente dall'Associazione nata all'inizio degli anni Novanta in seno a Confesercenti. Il titolo è "L’Italia incravattata. Diffusione territoriale ed evoluzione del fenomeno usuraio". Il rapporto, infatti, presenta dati che "dimostrano non solo la crescita del fenomeno, la presenza di organizzazioni usurarie, più o meno strutturate, nelle diverse realtà italiane, le provincie nelle quali l’usura rappresenta un rischio reale, ma anche la cosiddetta usura di mafia. Cifre e analisi che oggi ritrovate in queste pagine, proprio a dare prova la reale portata del fenomeno, dimostrando il divario fra ciò che appare e ciò che realmente è", come scrivono nell'introduzione i curatori Lino Busà, presidente di Sos Impresa, e Bianca La Rocca, responsabile ufficio stampa. L'Italia incravattata presenta un bilancio della legge 108/96 contro l'usura a quindici anni dalla sua approvazione, sulla sua concreta attuazione e su i suoi limiti. "E non può che essere un bilancio in chiaroscuro -scrivono Busà e La Rocca-. Certo nessuno si è mai illuso che la semplice approvazione di una legge potesse debellare un reato antico e radicato come l’usura, ma è evidente che la L. 108/96 ha mostrato la corda soprattutto, nei suoi contenuti e nelle attese più rilevanti: l’emersione del fenomeno, l’attività di prevenzione, l’aiuto alle vittime".
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